check-point

28 Novembre 2023 Lascia il tuo commento

al momento sto sul valico di confine alzo e abbasso la sbarra del check-point prendo piccole iniziative sulla vita di qua sugli affetti guariti

 

talvolta supero la riga bianca di calce sull’asfalto per dirigermi dal mio ’amore’ che ride

 

la sbarra colorata è l’istituto amministratore della legge che consente e proibisce

 

lasciata la ricerca sui meccanismi del ‘potere’ dei tracotanti mi sono messo a indagare soltanto la natura dell’agire di ciascuno di noi altri

 

mi affascina il misterioso criterio che prelude alle decisioni

 

contrariamente a quanto si è fin qui convenuto ho il fondato sospetto che si tratti di fenomeni di interruzione più che di coerenza

 

voglio dire: nel pensiero di ognuno si succedono lampi che strappano ripetutamente la tela della coscienza

 

la coscienza della decisione è rumore  dello strappo attraverso il quale la decisione sta venendo da questa parte

 

insinuante o prepotente non importa: è sempre dopo, cioè troppo tardi, che si  sa quello che s’era inteso

 

dire fare baciare lettera o testamento chiedevamo l’un l’altra la risposta è baciare ogni bacio era l’ultimo e il mondo affondava nell’erba

 

la scoperta mi ha generato un urlo meglio l’idea di un urlo perché, non so perché, l’urlo mi resta in gola

 

come avessi deciso che la testa è faringe e che urlare è un pensiero che vuol dire non ci sono parole… cosicché

 

dove sei tu, squarciato il velo della ottusità cioè il sentimento della paura, il terrore va via e l’urlo si perde in cielo l’anima trascolora nell’aria trasparente fuori

 

siamo vivi di nuovo

 

per una volta ancora

 

anche se bisogna saperlo l’aria oltre i lembi del taglio respirarla si muore

 

è tardiva anche la coscienza della felicità e l’amore sono i gesti che l’hanno preceduto ma è evidente che tutto quello che funziona tra di noi è intender(si) senza ‘volere’

 

e cosi se questo ‘amare’ trionfa -che è raro- rafforza la predisposizione dei soggetti a fare senza sapere e causa loro una crescente insofferenza per la critica d’arte e li consegna alla definitiva intolleranza per ogni affermazione presuntuosamente conclusiva

 

 

 


la prima parola
i bronzi di Riace: breve lettera a quelli che non vedono quanto ogni volta torna lavato e profumato

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