quello che potremmo silenziosamente aver pensato

7 Giugno 2024 Lascia il tuo commento

riposo su questo niente pietroso sul quale mi hai deposto come si porta -attraverso l’oceano d’aria che sta tra il tronco inospitale di un albero e l’orizzonte convesso dolce di una foglia, con movimenti appropriati alla fragile biologia della sua composizione trabecolare- una vita appena sbocciata

 

la vita è muta neutrale senza senso

 

il pensiero umano sperimenta il senso solo nella necessità nell’irrevocabile e nell’irreparabile

 

da qua, dove mi hai portato, ugualmente non si torna indietro: ma questa irrevocabilità non è un tragico destino

 

anzi qui la mia vita trova un senso

 

tragico è il resto: dove risiede ciò che eternamente si ripristina perché si può negare e tradire e revocare

 

io con te sto bene

 

la storia prima di te è altresì una grande cattedrale in muratura, verticale e vuota, nel cui perimetro noioso e calcolato tu ed io costruimmo un abside ogni ora passata insieme

 

non so molto di tutto il resto, del senso di tutto il resto

 

è perché sono amnesìe quelle che congiungono il canto e il sudore di noi all’intelaiatura arida e disordinata del mondo

 

il testo nascosto di quello che dico è il candore insensato del bianco

 

la pagina ospitale che sostiene la calligrafia sullo schermo di carta

 

scrivo a partire da scuse da niente

 

una scusa è l’intonaco grigio che mostra riuniti tanti graffi sul muro

 

la mente, dal canto suo, mentre scrivo, si libera e va via dalla mano china sulla carta

 

la mente sono io che scrivendo dimentico le ore che tu non ci sei

 

ti scrivo, cioè, in uno stato di parziale coscienza

 

le frasi si snodano dal muro ai fogli, dai fogli alla tua pelle di carta e alla mia pelle di carta: e dalla seta della tua mano alla mia testa di calce e sassi

 

ben presto, ogni volta via via che scrivo, mi viene la smania di fermarmi

 

perché tanto so di dover esclusivamente sviluppare tutto quanto consegue a questo sasso

 

del niente liscio e trasparente cui mi hai restituito

 

vivere per un di più è una finzione e scrivere di più una inutilità 

 

vivo le giornate dell’arresto

 

trascorro il tempo ad impedirmi ogni aggiunta di cose e parole

 

durante gli arresti è plausibile quanto non è ancora

 

ho la conoscenza di noi nella quiete dei naufraghi

 

trasfiguriamo sotto il sole sul molo precario di zattere fluttuanti: il tuo volto che preme contro il mio

 

in uno smorire luminoso mi chiedo come si è fatto a salvarci la vita senza volerlo

 

penso che dev’essere accaduto perché non ci siamo preoccupati mai d’altro che di far funzionare le cose al meglio per non sciupare questo nonsochè che c’era tra noi

 

dev’essere perché senza dircelo ognuno di noi in cuor suo ha osato pensare: potrebbe trattarsi d’amore!

 

finché, poi, avviene questo.


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Gran Caffè

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