volevo dirti …

10 Gennaio 2020 1 Commento

Sono di nuovo qui a scriverti. Al tavolinetto verde che tu ritieni, con mille e più ragioni, inappropriato ai colori della stanza.

Scrivo in mille gradazioni di nero. La carta è cellulosa che si potrebbe anche mangiare infine come un’ostia sottile per la comunione dei senza dio.

Volevo dirti che sei bellezza di companatico.

Il resto del mondo sa di te. Ne prende il profumo. Il tuo bracciale di perle taglia netto il tuo polso con riflessi di morte a rendermi consapevole del danno che sarebbe stato perderti o non arrivare a sapere di noi

Il mondo, allo schiarire d’una tua visitina, è pane come mi garba, senza lievito. Pane addensato pronto e rispondente. Un gelato di farine che si sfanno obbedienti al comando dei miei e tuoi denti in golosi morsi.

Voglio dirti sei il biancore di smalto alla cena cupa dei borghesi. Una briciola, un seme buono. Il seme della vittoria.

Sei un film di carni in ombra, pellicola sviluppata in bellezza. Alla tua fronte tutto continuativamente avviene.

Mentre qui scandisco, sgranocchiando, il lessico, mi ritornano a mente lotta e speranze.

È addirittura possibile che amarti sia politica. Innamorarsi un bene durevole.

Volevo comunque dirti che tu sei il desinare del mattino nei giardini del re. Che al margine della radura il lenzuolo steso del giorno, impigliato alle corna forti del cervo, è una promessa.

Volevo dirti sei una goccia di caffè glassata di zucchero al fondo della tazza.

E volevo dirti che il pensiero di noi è sfinimento e intesa, e che mi apparecchi la vita.

Volevo dirti quanto è consolante il tuo amare distratto.

Volevo dirti, in conclusione, quanto possa diventare insostituibile lo spettacolo di bellezza di chi fa il nostro bene e neanche lo sa.


fingerfood
quello che porta a te

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