Vitalità alla base della guarigione

15 Marzo 2017 Lascia il tuo commento

C’è la possibilità di intuire che se esistesse la simultaneità, nelle azioni di conoscenza di fenomeni che accadono in differenti sistemi, potrebbe altresì essere che l’inizio del tempo contenga simultaneamente la propria fine. Lo spazio fisico ci assicura che questo non possa accadere. Il tempo necessario a pensare il nome di una divinità la tira giù dalla sua pretesa inaccessibilità, essendo il tempo derivante dall’inclinazione della materia alla propria rigogliosa consumazione.

Dedichiamo per questo motivo ogni nostro movimento all’affetto di rapporto. La vita del pensiero è funzione del tempo e sa conferire esistenza di cosa ad ogni idea di pretesa perfezione. E questo solo per radicare il pensiero di stamani alla vita di sempre. Per costruire l’esperienza. Sai come accade: la vitalità è funzione di superficie e di confine per fare la separazione e il riconoscimento, per fare il riconoscimento poi il rifiuto o l’accettazione.

Ma ora conta esprimere la storia di uno spino nascosto lungo la siepe del giardino. Quando penetrò nel fianco mentre traversavo. Si può pensare ad un accidente bruciante del corpo che si piega e si storce e suggerire una ricerca se sia questo un segno di scarsa vitalità, di ipersensibilità in punto e anestesia, per il resto. Oppure disegnare con lungimiranza il futuro (una volta che si sarà accettata la scoperta della vitalità come funzione della vita mentale umana, e si sarà cercata la sede di questa inattesa funzione per adesso scoperta tramite esperimenti di pensiero) disegnare, dico, un panorama d’arte e architettura del territorio: che la puntura della spina si diffonda a tutto un corpo adesso dormiente, che faccia nascere il dolore diffuso sostenuto e disperso nel pensiero figurato di un sogno di donna che si sveglia e si alza.

Ogni giorno il ritorno alla veglia e alla coscienza il dolore da un fianco si è irradiato dalla punta dei piedi alle foglioline verdi tenere al vertice dei rametti dei tuoi e miei capelli. Vento alto e fruscio delle piante sull’erba.

Mi riservo di illudermi di un grido acuto di allegro disappunto, una cascata di semi appuntiti che volano via con la voce in astronavi microscopiche perché il ricordo del sogno ha alla sua base la nanotecnologia dei differenti sentimenti e della corrispondente loro forma vocale secondo la specifica allegria di specie, la strafottenza umana di essere contro natura. La ferocia della salute fusa alla bellezza. Il sorriso non alterato. La guarigione dalla malattia. O, più semplicemente: svegliarsi accanto.

 


Dalla coscienza all’inconscio
Un’elegante macchina per volare e per tenere uniti la terra e il cielo

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