Una mano come la penna bianca della automa sul foglio bianco

7 Febbraio 2012 Lascia il tuo commento

 

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una mano come la penna dell’ automa sul foglio bianco

 

di come si era mossa la tua mano nell’aggiustarti i capelli e se si debba scrivere di altro. o se partendo da qui si crei la probabilità di tutto. del colore di una casa. gli stimoli sensoriali che portano alla percezione se sono senza affetti può essere che ricalchiamo continuamente la strada come carta carbone? è vero che dopo te sarebbe restata sempre l’impronta dell’idea di una vita esemplare -secondo quello che avevo detto-? è vero che tutte le cose reali vanno contro una modalità scientifica puramente intuitiva? che il pensiero degli esseri umani viene dal futuro? come il ricordo del sogno che ci si pone di fronte anche stamani che è di fronte a noi, posto dopo noi, sopra le nostre teste arruffate, da un atto di chiara coscienza che scopre e pone nel pensiero quanto c’è ancora da dire? che la conoscenza sta nella predisposizione alla disponibilità? che farsi incontro non anticipa ma divora? che sia alla coscienza che spetta di portare avanti la ricerca e le domande? e che non si può resistere alla cura che diventa ricerca per sempre perché il domani è troppo grande ed ha una vastità smisurata? è vero che era malattia quando mi concentravo in te per allontanarlo, il domani? che con quell’amore sbagliato volevo solo contrattare il prezzo dei punti del piano? come uno scienziato pazzo dato che sono infiniti quei punti, come si dice?

ora posso raccontare poche cose. di come si era mossa la tua mano nell’accarezzati i capelli che da tempo nessuno voleva più contare. di come nessuno pareva aver costruita la macchina per il conteggio esatto di quegli strabilianti fiumi affluenti di seta corvina. “nessuno mi ama” stavi pensando. forse mentivi la disperazione, perché, guardando avanti, sconsolata, di fatto aspettavi un amore di cui eri certa. ti ho rubato la figura scenografica. le dita sottili ad aggiustarti la piega sulla fronte, a scivolare sull’onda verso il mondo a destra dove mai nessuno pensa di esplorare. nessuno è mai abbastanza accorto a quello che non conosciamo. nessuno tra i nostri amanti è stato un esploratore sul Rio delle amazzoni. ed è così che noi continuiamo con la fisica dell’incertezza. col pensiero assorto nel disturbo di variabili campi d’onda.
ora, che imparo a capire quello che ti manca, ogni notte non è concluso niente. e quando torni non dormiamo quasi più mai. restiamo così dato che “..così è già futuro!” senza necessita di un tempo che scorra come una tavola da surf. restiamo io e te. tra l’immagine di donna che ripara (decisamente) il mondo protetto e triste dei suoi pensieri desolati – e un principe di carta seduto al bar, che è soltanto occhi da rivelare, deve esserci il legame di una formula. forse non proprio una successione logica. forse non la catena di una costruzione ipotetica di senso. l’amore come avviene adesso non è storia. è solamente coraggio di parole che distruggono il significato della sua stessa necessità. perché non è vero che non si vivrebbe senza te. perché tu non sarai mai un premio di consolazione.

per come ti vedo ora sei una mano che si era mossa per esplorare una parte della tua fronte. e le onde luminose di nero sopra l’orecchio, giù, fino alla nuca. se io non so che vederti così è anche perché nessuno si è premunito ancora di costruire la macchina per il conteggio e la misurazione accurata della qualità e del numero delle onde affluenti delle idee delle persone. e così restiamo presi da una figura in movimento. poi le togliamo il movimento meccanico ed essa diventa una idea di bellezza. poi ci innamoriamo di quell’istante di chiarezza. poi torniamo nei luoghi dove la figura era venuta su dal nulla. e nel restituire alla persona della figura quella qualità facciamo una proiezione e ci innamoriamo. stiamo bene innamorati, perché l’immagine interna corrisponde esattamente al suo volto. vero o falso che sia. tanto la percezione non c’entra più niente a quel punto…..

per adesso è così che vanno le cose. non si è ancora capito perché durante l’amore non si impara niente. perché non se ne sa mai di più di quando ci siamo entrati.


Dannazione 
la prassi del lavoro psichiatrico la musica e i ricordi bellissimi che resteranno eterni

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