una lettera

21 Novembre 2019 Lascia il tuo commento

Ho preso te dalle mani di dio: ma, poi, come tenerti? Sapevo che la frase ti amo si pronuncia per realizzare insieme l’arte del coraggio e la bellezza delle parole.

Ti dissi ti amo e le onde acustiche in effetti si mossero contro la materia inanimata del mondo. Ripetei ti amo e l’affetto per te che mi spingeva a pronunciare le parole cominciò a sventolare come un vessillo di battaglia.

Mi scagliai contro il tempo in cui tu non c’eri mai stata. Poi avanzai contro il futuro in cui io non sarò. Rotolai alla fine del foglio più morto che vivo.

La mia ‘relativa’ forza fisica amplifica la sensibilità della mente e la qualità dell’ascolto. Stanchi si incrementa l’esattezza. Il tenero cinismo degli anni amati forgia animi coraggiosi.

miei anni hanno volti di ocra e fuliggine. Sono una schiera di locomotive affiancate che filano a trecento all’ora. Ogni giornata segue ieri e trascina lembi infernali di vapore denso e opaco.

Poiché da te in poi non dormo molto i macchinisti dei miei treni hanno addosso veli strappati al buio. Sono stracci di organza come sogni dubbiosi o il lutto per amori irrisolti.

Se li portano addosso sulla ferrovia monumentale che traversa un continente interamente elettrificato via via che procedeva la sua desertificazione.

In quest’aria limpida l’esercito di macchinisti in gramaglie si offre al vento dalle cabine in testa ai convogli urlanti.

E questo è il lavoro del cuore quando mi chiami. Il deserto. L’amore difficile. Difficile da lasciarci gli occhi questa bellezza ribollente di attese. Devo avere coraggio in mezzo alla vanità del tempo senza te. 

Poi arrivi. Sorridi. E i levrieri, prima ansimanti, smettono di correre. Il dolore mi scivola via di dosso come la saliva che dalle loro fauci bagna la sabbia.

Gli uomini di carbone si puliscono la fronte con un gesto ampio e uguale del dorso della mano in un balletto di sazia virilità che si adatta al mio sussulto di desiderio per te. Un desiderio che viene da mille chilometri fa.

E tutto pare risolversi in certe parole.

Ciò che sempre leggi da ‘allora’ sono figure di immagini verbali. Le parole che ti ho scritto non furono mai pronunciate. Il silenzio trasformava ogni volta te, che mancavi, nel corpo pulito della crittografia ortografica.

La mia scrittura ti mostra il suono degli atomi inquieti dentro la mia testa che vengono agitati dal moto del tuo corpo vivo ogni volta che arrivi e ritorni o vai via e ti allontani.

L’amore implica una costante ricerca.


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