un alfabeto di miele

28 Dicembre 2019 Lascia il tuo commento

Il primo giorno di scuola, in Israele, c’era l’usanza di far leccare ai bambini un alfabeto di legno cosparso di miele.

In circostanza uguale avvenne il mio incontro con te.

Il mondo cosparso di potenti afrodisiaci. Uno scialo di dolcezze, portavi, di cui eri ignara.

Legno e miele. L’immagine del contenuto rendeva attraenti le curve del legno.

Prerogativa dell’io è procrastinare il desiderio. E fui bravo a far si che il fuoco dell’idea di te non si spegnesse nel mare delle attese.

Non fui preso dalla rabbia.

Anche il movimento è pensiero, mi dicevo, dunque il pensiero è ‘uno’ perché ha natura fisica, e allora forse si può escludere un dualismo connaturato e, d’altra parte, non ci sono prove anatomiche e funzionali della scissione della mente.(*)

Dalla frammentarietà del mondo traevo singole frasi. Enumerando le successive possibilità di un insieme infinito.

Negli articoli a te dedicati si nascondono le cifre di una data di nascita.

Il tempo che m’hai inaugurato non basterà. Tu non mi basterai. Ma così è la bellezza. Coraggiosa. Senza consolanti conclusioni.

Il miele verrà consumato e goduto. Le lettere di legno dureranno nel futuro. L’amore inaugura il tempo e il tempo paga ad ognuno il suo valore.

Fatto salvo questo inquietante particolare, tu, se ti sarà possibile, non restarmi troppo lontana.

(*) nota: l’amore, come si sa, è così difficile da mantenere sicuro in noi, che, a volte, ci costringe ad avanzare nuove ipotesi sulla natura umana.


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Villa Malaparte, Capri.
la qualità della relazione

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