tu, da zero a mille

18 Giugno 2020 Lascia il tuo commento

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affidamento

(collezione privata)


So che hai altri uomini. So dei tuoi spostamenti fantasiosi. Degli spazi che traversi: ariosi, limpidi, facili. So le tue destinazioni, tutte. Le cartoline che scegli nelle edicole e che queste edicole devono stare, rigorosamente, accanto a lussureggianti negozi di fiori(*). So i caffè. E, specialmente, indovino senza fatica i bar che frequenti: che hanno soltanto un tipo di tazzine, di smalto grigio e nero, a cono assai aperto al cielo e i bordi prepotenti, curvati in fuori, come labbra in attesa.

La tua anima ha la preziosa peculiarità di quelle tazzine fatte a mano. La tua anima, per come mi appare, è arricchita da preziose irregolarità. Indispensabili a ri-comporre il mondo a tuo gusto (e confortevole uso).

Un’anima fatta di innumerevoli percezioni che stabilisce l’insediamento di una rifondata Venezia, e propone, alla vista, un panorama di analogie lagunari, di pietre rosee, di marmi fondativi. 

E siccome non si poteva non essere gelosi (per una serie di motivi che è inutile spiegare a chi non sappia già che la gelosia è costitutiva della fascinazione che si subisce) decisi che lo sarei stato, geloso, del tuo senso estetico quasi dittatoriale, che cerca sempre, e assorbe, la bellezza dov’è. Sarei stato geloso della tua schiavitù ad ogni genere di bellezza e del tuo costituzionale  anelito all’inesauribile.

Io so di non sbagliarmi. Che non è che ci si possa mai fidare di una come te. Ma proprio per questo a te mi sono affidato. Tutto ruota, mi capirai solo tu è probabile, attorno a questa essenziale differenza di etimologie.

Ti ha sorpreso che lasciassi ogni controllo proprio la volta che era chiaro quanto prolifico di sorprese sarebbe stato il carnet del tuo viaggio se questo Sherlock potenziale, che m’inventavo d’essere, si fosse messo all’opera!

Ma non ho voluto essere quello che ti impediva il movimento. Dovevi essere libera, per amarmi. Nessuno ama i carcerieri. Ed ho lasciato fare. Ti intravedevo, dalla riva, mentre veleggiavi sulla groppa di onde inusitate, sul mare in quieta alzata, sulla corrente di certe tue, a me ignote, scoperte.

L’idea della natura oceanica del pensiero femminile è terribile per un maschio ‘normale’. E in più temo che la norma sia addirittura, senza mezzi termini, il maschile. Sicché capirai gli iniziali impacci del mio pensiero. 

Peraltro, non è che ora io sappia raccontarti con esattezza la tua posizione nel mio mondo. Dove esattamente tu abbia fatto il nido. Ma l’hai fatto. In profondità, in qualche profumata caverna del cuore. Da quella sorgente rumorosa dalla quale posso dire che  allaghi una gran parte di me.

Perdendo spigoli e spine la tua figura, tu, comunque, adesso, non sei più un oggetto che io debba temere. Sei definitivamente desiderabile, ma non più agitatrice di opprimenti voglie e profanazioni.

Figurati che io chiamo amore il mio dormire senza interruzioni, e il ritorno nei limiti della norma dei valori della pressione arteriosa. Tu sei diventata riposo, e uno strano ambo sulla colonnina di mercurio, 145-70, che mi gioco ad un lotto da zero a mille.

Una doppia vincita. Una distrazione. Si può. Non volendo.

(*)… o ad un bookshop ombroso e avvolgente, penso, preferibilmente..


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il candore e le malevole intenzioni
aforisma con futile precisazione

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