the sleeping lady

8 Ottobre 2013 Lascia il tuo commento

martedì, 8 ottobre 2013

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The Sleeping Lady
Provenance – Ħal Saflieni Hypogeum 
Dating – ca. 3600 – 2500 B.C.

The figurine of the Sleeping Lady is one of the major highlights that can be found at the National Museum of Archaeology. This small figurine, measuring 12cm in length and made of pottery, has been found in a pit at the Ħal Saflieni Hypogeum. It represents a corpulent woman lying on her side on top of a couch. There are various hypotheses about what this figure could be representing; ritual sleep or eternal death? Was she a priestess or an ancestor? What is certain is the fact that its workmanship is one of high standards.

Le anime sono un numero finito. Diciamo che ad un certo momento smettono di trasmigrare. In quel dato spiazzo delle loro trasmigrazioni si ha una prevalenza dell’anima sul suo naturale meccanismo di esilio e noi sentiamo d’essere di fronte a qualcuno, o noi stessi porci di fronte a lui, come una persona dotata di una non precaria interezza. L’anima -pur arrestandosi con il clamore della frenata di una carovana assai laboriosa avviatasi all’origine sua con complessa macchinosità- non ha coscienza di una decelerazione. Si assiste dall’esterno al variare dei modi della persona che da quel momento non fa che schiudersi perché si è acceso quel flusso continuo del tempo che manca a quasi tutti.

Le identità non sono tante quanti sono gli individui poiché il realizzarsi di un’anima sta in un solo punto del suo destino cioè in un solo degli individui che essa attraverserà fino alle proprie nozze cioè l’ultimo dei suoi passaggi quando si estingue nella completezza di un matrimonio fatale tra la grossolana materia dei corpi e la sottile natura fisica dell’azione mentale che -in mancanza di un termine meno ottuso- per adesso definiamo “l’io”. Le anime muoiono dunque assai liete dentro una vicenda di materialismo lirico. Muoiono di fatto come collassano funzioni d’onda all’apertura degli occhi alla morte del sonno quando le reti del tronco encefalico friggono le uova della colazione.

L’anima è visibile nelle gocce di sangue di provette di laboratorio come germe d’una malattia d’amori caotici tra fisica e storia. L’influenza pedagogica esercitata sul soggetto compie il proprio ciclo non nella perfezione di una provvidenza ma nella appassionata espressione delle virtù genomiche. Accade l’opposto di quanto notoriamente sostenuto. Solo alla morte l’anima riposa in noi e non vuole né saprebbe esalarsi. E l’eterno è la materia della polvere piuttosto che un concetto spocchioso di alterità divina.

La polvere è il pulviscolo mnemonico dei pensieri di noi negli altri. La virtù del loro sorridere al ricordo di noi trafigge il terrore. E’ parziale capolavoro di romanticismo cattolicissimo il Faust. La storia dell’anima è la poesia neuro chimica di un imprevedibile sùbito che ferma il destino. Per sempre resta il fatto che un numero computabile di anime felici mostra l’imperfezione della natura (creazione). Un numero discreto è talmente imperfetto, ha in sé una tale provvidenziale sproporzione, che i matematici nell’universo sentono più di tutti questa assenza di equilibrio e, tentata ogni formula di ricomposizione, sentono così forte la necessità di pietà dell’imperfezione da evocare l’ipotesi di divinità palliative.

Tra di noi prevale la mancanza di un’anima adatta e non vale a nulla la compagnia. Un numero limitato di anime lascia troppi privi della grazia. Caotiche ipotesi su meccanismi provvidenziali eccitano sacerdoti e proseliti. Resta il fatto che la sproporzione tra anime persone percorre la terra come un’onda sul cui crinale pochi sono risparmiati. Il ventre d’onda è notte euforica insonne dove folgoranti sono le conclusioni apparenti. Le creste sono apici e lampi e destino. La donna cannone racconta le solide unioni tra musica e testo

“Sono“- essa dice – “folgori quiete che illuminano il naufragio della nave di Corto Maltese.” La scrittura dei dialoghi dentro le nuvole ha la fermezza del ‘tratto’ del disegnatore che disegna mari terre e umidità luminosa dell’aria. In funzione di questi avvenimenti di tempesta e dialogo certi non esitano. La fantasia inventiva fa parere parvenze i si dice. La struttura del racconto si libera della ragionevolezza dei supposti motivi del moto casuale, delle odiate ragioni della casualità medesima, degli ingannevoli Enti di Cattiveria e Bontà, di Bene e Male. C’è chi si spaventa della necessità di tempo. I pochi hanno la simultaneità delle menti parallele senza follia.

Stamani come ogni mattina ci siamo seduti ai bar in attesa del convoglio della nostra anima, dell’instaurarsi che esclude un destino ulteriore e esaurisce le promesse di paradiso, dell’avvento dell’anima nell’uomo che sancisce la definitiva cessazione della speranza. Si è compresa la legittimità di un estensione di tempo che possiede la densità tridimensionale dei volumi di storia e geografia, di psicologia e scultura, di arte e navigazione, e degli atlanti degli attracchi per astronavi, e delle preziose monografie sulla natura sottile dell’anima crudele delle sirene, dei loro nascondigli. Topografie della rotta delle loro migrazioni in banchi attraverso stretti, fosse, deserti, scalini.

È leggendo piano ai tavoli curvi che abbiamo scoperto la grazia delicata dell’abitare dentro la gelatina della vita. Là ho deciso di restare, quasi immobile. Ho scelto la frontiera dei pensieri definitivi altrui. Mi sono fatto cartografo più che esploratore, interessato alla linea della costa più che alla costa medesima. Ho aggiunto io il quadro artistico dei ‘mostri’ di mare e di stratosfera. Ho disegnato cose possibilmente leggere che definissero come si sta quando la costosa leggerezza impedisce la colpa e la predizione del castigo e cura l’ansia incessante di sapere e consente la magrezza per accavallare gambe sottili di anoressico.

L’anoressia potendo anche somigliare alla presunzione di avere la conoscenza. Ho ascoltato una volta ancora il famoso brano “Smoke get’s in your eyes” oggi in mp3 di povera qualità acustica ma non è questo che conta. La musica suona, si impone, fumo dolce. Le retine da far pietà per la fatica di doversi assumere ogni responsabilità sullo ‘stato’ del mondo. E gli occhi possono finalmente chiudersi nel sonno della veglia. Non è più vietato chiuderli, dopo la scoperta che l’immagine è costanza di presenza e vitalità del pensiero che origina dalla materia anche in assenza di luce.

Questo è. L’immagine è pensiero ideativo che nasce e costringe a chiedersi sempre come agisca lo stimolo del ricordo come fosse percezione di una realtà esterna. Come sia che il ricordo che conteniamo è ancora altro che non ci appartiene. Qualcosa che è realtà di un oggetto che non abbiamo mai posseduto cioè mai compreso perché, d’altra parte, una vota compreso sarebbe scomparso come non ci fosse mai stato. E invece….


cambiarci le abitudini per via di una scoperta
mille e una notte

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