teologia spicciola

1 Luglio 2020 1 Commento

Dio mentre causava sé ha lasciato in sospeso la questione della nostra ragione d’essere. Perché avere una causa non è rintracciare un motivo. Di stare al mondo.

 


Aspetto le tue parole. Sempre. Anche ora. A ricrearmi. Causa e ragione, nel nome che mi dai, coincidono. Sei tu ‘dio’? Che ti idealizzo, mi dicono. Non capiscono che la questione irrisolta ci riguarda tutti.

 


Siamo lo zucchero non girato al fondo della tazzina di caffè. La parte ghiotta. L’intelletto dolce. L’amara nostalgia quotidiana, da levare con una droga tostata macinata e infusa.

 


“Buongiorno piccola dea! Sei tu, causa, motivo, ragione e necessità”  Ripetono che esaspero il significato.

 

 

Io dico che comunque siamo di più che conseguenze. Siamo essenzialmente tutto ciò che di noi avvertiamo non causato.

 

 

“Ti amo.” mi era sfuggita questa frase per definire che eri la causa finalmente di fronte a me. Una causa conseguente alla mia comprensione. Una causa che m’era successiva.

 

 

Cosi la donna scelse la mela. Da sola: non c’erano serpenti. Scelse la mela più rossa per il suo amore. Oggi donna e uomo, Causa e Ragione, volteggiano assieme. In questo trattatello di teologia spicciola. 

 

 


i’m red, now !
salvi

1 commento

  • Massimo says:

    Sveglio per appuntare un sogno, penso a quanto c’entri la possibilità di raccontarlo con il ricordarlo. Mi dico: “dò un’occhiata al blog” e trovo inevitabilmente nessi con le immagini recenti. Per giravolte associative che non sto a dettagliare (magari potessi) mi viene in mente un gioco che faccio a volte per non dire “ti amo”, ammissione delicata che corre sempre il rischio di crollare per la stanchezza, a furia di lasciarsi ripetere. Il gioco consiste nel puntare il mio indice curvo (ad amo, appunto) sotto il suo palato: un “ti amo” come fosse l’indicativo presente che è. Poi fantastico, a proposito di presunte cause,sulla relazione tra pesci e ami: prendere all’amo, lasciarsi prendere all’amo. Sinonimi di imbrogliare (le lenze!) , nel ruolo di carnefice o vittima. La variabile mai considerata è il desiderio (la vitalità?). Immagino pesci che non abboccano per sbaglio, accecati dalla fame, causati dal bisogno, ma gruppetti di guarracini (pescetti neri, piccoli e spigolosi) che sanno benissimo il rischio che corrono per quell’esca ridondante di curve. A Napoli si dice che “chi tene curaggio se cocca cu é femmene belle”, chi ha coraggio va a letto con le donne belle. E’ una frase sottilmente ambigua; coraggio per conquistarle o coraggio per accettare di esserne conquistato? Ritorna la faccenda causa/effetto. Paradossi del desiderio

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