Sottomissione

5 Dicembre 2016 Lascia il tuo commento

 

Ti aspetterò negli anni perché solo allora sarai quieta e potrai ascoltare. Ora, e per molto ancora, non mi sembra possibile. Il volere ci precede e noi solo dopo possiamo decidere di farci soggetti. In grado di intendere e volere: ma volere viene prima. Viene prima il pensiero, poi la coscienza decide se esserne il soggetto: perché la materia ci precede ogni volta. Quello che siamo diventati, il discorso della cultura della nostra specie, è un’urgenza posteriore, un non poter lasciare le cose in emorragia.

Così arrivasti inattesa precedendomi che ero già adulto. Io dovetti decidere se farmi tuo. O, come si sarebbe detto letterariamente, farti mia: ma solo la prima interlocuzione è vera. Prima viene l’inesplicabile poi i tentativi di spiegazione che si succedono durante la vita ed è così che si vede come la coscienza segue sempre tutto quanto è già successo: ed è, adesso, così evidente, che non si capisce come sia salita al vertice nella gerarchia delle funzioni mentali.

La coscienza è il vero mistero. La sua dedizione è il mistero. Il mistero è la sottomissione della ragione al caso insensato, la figura umana addensata nella pittura dei mietitori.

La sottomissione della coscienza al capriccio della biologia alleggerisce appena la questione della conoscenza: che fare di noi.

Quello non lo si può decidere una volta per tutte. Lo decidiamo durante il giorno e non è vero il contrario. Perché non ha effetto la lunga previsione se quasi niente è prevedibile. Sono consolanti nei dipinti le figure umane occupate nei riti stagionali. Ma quello è servire la natura.

Nella realtà il soggetto ha la continua passione di servire il pensiero che lo sorprende in fruttuosi anticipi.

Ne deriva che il discorso del soggetto non può rassegnarsi ad essere logico, dato che il soggetto è oggetto di una soggettività, precedente ed invadente, di cui niente sa dire perché nel suo dire c’è l’esserne detto.

Clinicamente dunque siamo sintomi. Letteralmente:INTERSEZIONI.

Coesistono l’INTENDERE noi stessi come sorgenti di visioni le cui origini ci restano inafferrabili e il VOLERE essere, poiché è innegabile che lo siamo, soggetti ‘sottomessi’ a quanto ogni volta ci capita di pensare.

 


Tag:

Categoria: ,

progressione rigorosamente casuale
colazione al porto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.