so we start

16 Maggio 2020 1 Commento

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la nave

(collezione privata)

Da più di un anno ho intrapreso un discorso d’amore non riuscendo a servirmi altro che della mia lingua/madre.

Mi si rivelò subito un espediente modesto al confronto della generosità e dell’azzardata promessa che io vidi immediatamente in lei.

Ero là (a fine dell’inverno) tinto di vernice di colore indefinibile. Io, prima, chissà che mi credevo. Presuntuoso senza gli strumenti adatti a farmela comprendere a causa di una esperienza che non la conteneva.

Sicché, verificata la vanità delle previsioni, ho vissuto tutto il tempo fino al 14.maggio appena passato, in un presente sospeso.

Neanche so quando è cambiato tutto. Ogni volta che pareva possibile e ridevo? Ogni volta che l’impossibile colpiva la ragione ma risparmiava il cuore e appassionato giuravo l’eternità di un tempo già troppo breve?

Sta di fatto che si sono sfarinati i presìdi della guarnigione alla frontiera. Il deserto mantiene il suo fascino anche adesso che vedo arrivare nuvole di polvere mossa dalla legione dei nuovi sogni.

Arrivano sotto forma di domande di una traduzione indispensabile: come se il discorso d’amore in lingua/madre suggerisse domande in lingue diverse.

“Esprimeranno curiosità dovrai avere testi diversamente leggibili.” Mi suggeriscono togliendomi il sonno.

“Lingua inglese. Tradurre. Rifare. Chiamare. Uscire fuori. Prendi il tuo amore per mano e lasciala respirare. Non essere geloso. Rischia: che altri ne colgano le qualità!” Insistono: togliendomi il fiato.

E ho detto:

”Si.”

Lei sembra capirmi meglio.

“Se vinci la gelosia le armate dei tartari diventano carovane di donne guerriere. Tessitrici. Equilibriste. Ecologiste. Sensuali. Affannate. Confuse. Innamorate. Mi regalano la regalità.” Così penso.

E allora. Operaprima darà vita ad altro. Un figlio che non si sa come sarà. Ma sarà bello. Sarà una partenza. Una commozione.

“Il tempo è una cosa. Si tocca: con la gioia con la quale a volte si può sentire l’altra viva e piena di voglie mute.”

E non è un caso se è arrivata una lettera. Che chiude il confine della nazione dell’amore di ieri. E chiede una intelligenza di un uomo e di un medico e di un innamorato differenti. E te la mando. È una traduzione.

“There is a seminal substance in your project. A design of a new specie. There is you. There is me. Emotional eyes. The soul in peace. So we start.” (*)

(*)commento a “Il tuo progetto”- Operaprima – 14.maggio.2020

Grande è stata l’emozione. Sicura la riunificazione del discorso d’amore da tempo iniziato. In esso l’universale delle singole vicende pretendevo che si diffondesse su amori differenti. Che unico e specifico si versasse dalle poesie degli abbecedari alle liriche della musica leggera fino in cielo nei templi dell’opera per poi ricadere su chi poteva capire qui intorno, come umida sostanza uniforme.

“C’è una vipera giovane in aria. È cruciale, anestetica, ipnotica. Ha un veleno leggero. È sottile incorporea e si lascia cadere ai miei piedi…” dicevo.

E non è un episodio. 

Qualcuno tradurrà le seguenti frasi:

-Quotidiane elegie.

-Il fiato in gola di un ridere che non finisce.

-L’insistenza di un bene modesto e durevole.

 


il figlio ritornato dalla guerra
accolti nella dimora del sonno

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