sapersi esprimere

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senza titolo

 

(Polaroid)

 

 


La grande tela rossastra è poggiata su un mare di petrolio. Il quadro è il cuore della stanza.

 

Questa terra ha il proprio sistema cardio-circolatorio, cioè arterie e vene che fanno capo ad un muscolo di assai potente gittata, generatosi dall’ombra delle travi del tetto, nella forma di un pugno di granito sul tappeto chiaro che è al centro del pavimento.

 

Noi due, ospiti l’uno dell’altra, studiamo, allacciati da acute grida, l’aereo mutare dei respiri che stirano o allentano le corde. L’astronave – i corpi a terra, intendo -precipitata in lamiere lussuose disseminate.

 

Questo continente favorisce incontri all’arma bianca: perché che altro è l’amore specialmente da quando tutti oramai accettano che ‘amore’ sia il precedente d’ogni pellicola che abbia un senso?

 

“Sai, le vicende alla Quentin Tarantino, metafore di passioni con esplosioni cruente allegorie di scherzi controculturali nell’ unica accezione ancora proponibile sull’orlo del precipizio del ridicolo e della nostalgia..” così io.

 

“Ascolti?”

 

Ma no, certo! Tu, sola al mondo, mi stringi, uguale a te, anch’io solo al mondo, cittadini sotto il regime di una dittatura esercitato dall’aria tagliente, perché la tramontana dalle strade secondarie investendo la valanga degli alisei precoci, disegna, alla confluenza, sopra le terre da cui ti scrivo, spigoli d’angolo acuto affilate come lame per cui, si conclude logicamente che vige, in questa contrada, una costituzione rigidamente tecnocratica, dettata da una forse ottusa paternalistica preoccupazione clinico-sentimentale, di voler, dall’alto, farsi carico della miglior gestione possibile degli accostamenti amorosi.


(Intenzione peraltro tanto lucida quanto cruenta cioè non innocua mai, che però, in questi tempestosi frangenti di assoluta inconcludenza, noi due, abbandonati pigramente al centro di un abbraccio, ci tiene, saldamente, al mondo.)

 

Questa stanza, questa mia terra ultima, come sbarco non casuale, raccoglie tutte queste acque trasparenti, tutto questo esprimermi di agghiacciante inutilità e insensatezza e poi cetacei minuscoli però saporiti, e infine insenature, che, poi, tu invadi con promesse di capolavori d’arte gotica, cosìcchè sempre, alla fine, le tue mani abili creano cattedrali, fino a quando, in alto, sbucano guglie di acutissime pretese e proporzionale, dunque sproporzionata,  gioia.

 

L’amore a sesto acuto strappa via le nuvole.

 

Santificato sia il tuo genere.


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Crosta d’Arancio
celebro il lusso di scriverti queste note a margine

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