rimedi per la cefalea

2 Febbraio 2020 Lascia il tuo commento

Una giornata buona oggi, mi sembra, nonostante, o grazie addirittura, al modesto mal di testa che mi accoglie. Il mal di testa è un po’ di me che mi avverte di te. Quel poco di me che resta se non ci sei.

Se vai via ci dividiamo il mondo, implicitamente. Io sono uno dei due beneficiari dell’armistizio. Posseggo terre che amministro per noi. Due tubi di vetro con rose, due poltrone. Il caffè. La coperta. Due maglioni (nero e azzurro). Il buio azzurro dei jeans. Altri innumerevoli colori in polvere. Storie rinnovate. Ruscelli di pagine dalla montagna di saggistica e narrativa. E raggi di luce obliqui che investono le quattro persiane.

Fuori è casa tua. Allagamento. Tu che pieni dei tuoi sorrisi le scale la strada gli incroci il silenzio che lasci sull’asfalto e sui rami in disordine dei pini vecchi. Fuori ci sei tu in forma di silenzio di un complesso mistero: i luoghi della città trasfigurati dalla tua ridente vivacità.

A volte, per illudermi di essere bravo e autonomo, mi avventuro anche io fuori, seguendo il serpentello della fame di mezzogiorno (quando tu sei già via da un pezzo ) e eccomi oltre la porta, sulle scale: che precipito lungo l’angolo discendente dello sguardo.

Alla luce di fuori navigo, nuoto e ti penso. E mi basta così. Se non basta, alle seggiole del bar mi arresti e ti scrivo. Se non scrivo è la testa che duole.

La mia mente testarda, in equilibrio sul filo tra i due grattacieli di ieri e domani, gode la consolazione che amarti non è più un azzardo. Che torni.

E alla luce della certezza di saper distinguere la linea di frontiera tra assenza e mancanza, tra separazione e abbandono e tra divisione e sottrazione… aver cura di noi è aspirina e caffè.


la lettera che mi sarebbe piaciuto scriverti
sovrapposizioni

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