ri(e)voluzione

3 Aprile 2017 Lascia il tuo commento

Per capire devo rimanere aperto e non assumere una posizione sistematica e non voglio fermarmi troppo: non tutto il tempo che sarebbe necessario alla elaborazione di un grande schema dove collocare abbastanza cose del mondo o del pensiero. Tanto sento una identità intuitiva che raccoglie quasi tutto, tanto questa capacità resta in se stessa o appena riversata attorno. I grandi possedimenti li percorro senza appropriarmene mai. Evito gli intenti proclamati: restano dentro di me, e scorrono nel sangue, fino a quando si fanno dispacci epigenetici. La cultura, tramite una forma esatta di pensieri minimi successivi, si fa natura. L’elica ricorsiva delle azioni neuroelettriche gira in una gelatina grigio azzurra filando differenti pensieri avvolti gli uni agli altri in numerose eliche. L’io è un tratto di unicità composita. Così la relazione sensoriale col mondo che è uguale per tutti, si trasforma nella realtà mentale di tanti soggetti quanti furono gli esseri umani dalla comparsa della specie ad oggi. Per andare dalla natura esterna all’interiorità del soggetto… si attraversa la linea della figura umana. La trasformazione, poi, avviene al sicuro, entro scatole di forma uguale. La natura fisica della vita mentale non è sovrapponibile alla struttura funzionale della biologia cerebrale. Gli intrecci sinaptici sono fin troppo semplicemente evidenti tanto da poterli descrivere in uno schema. Al contrario: il filo rosso dell’io, filato dall’elica di azioni ricorsive nei parenchimi encefalici, è incapace per sempre di sciogliersi nelle proprie componenti. Irrisolvibile a se stesso, pena la propria dissoluzione, sviluppa la coscienza insieme al sogno ed evoca tutti ad un lavoro differente da ogni altro. Che si compie al telaio della ri-evoluzione. È una prassi ignota che non è più compresa nella forma del pensiero di Marx.

(claudiobadii@mac.com)

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L’odore blu del mare
Nascita, sonno, rivoluzioni

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