resistenza all’obbedienza cieca

17 Aprile 2020 Lascia il tuo commento

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contro la miseria

(collezione privata)


Ho trovato non ricordo dove questo che segue. 

“Si tratta di un processo ciclico, che si ripete inesorabilmente a ogni loop tecnologico. Dimostra come sia inutile analizzare il nostro passato prossimo, perché le risposte non le troveremo mai. Le risposte le dobbiamo immaginare.”

In molti chiedono che sarà. Io ho solo poche cose. Monetine che fanno il mio patrimonio. Patrimonio è eredità del padre. Patris munus. Quello che mi ha lasciato un padre che solo ora posso amare. Destini degli amori veri. Quelli che si lasciano tormentare in vita senza protestare. E vengono pagati in giorni come oggi, tardi, dalla vita di figli increduli più che ingrati.

Mi amava. Si mi amava. Pretendeva il tempo. Non lo chiedeva per sé. Chiedeva che io confidassi nel mio. Io mi sentivo morire. Mi affrettai a distogliermi da lui.

Ed eccoci qua. Ora ho tempo. E mi chiedono le monetine che stavano nel bicchiere di una certa cioccolata che mi era stata regalata per qualche ora di dolcezza. Finita. Finita nel ricordo inconscio. Chiara nei riflessi del vasetto di vetro ora, alle tre e mezzo di mezz’aprile in una cittadina nel bel mezzo d’una nazione che ha la geografia d’una barca.. non di una scarpa.

Io ad oggi questo ho capito: che ci chiedono di fare una guerra ma è una lotta. Ci chiedono la pazienza, ci impongono l’obbedienza e non fanno mai appello all’unica cosa che gli esseri umani sanno fare meglio: resistere.

Se hanno stravolto la resistenza irragionevole per amore reciproco, nell’obbedienza alla loro chiamata alla guerra, io sento che sto comunque morendo. Chiedo solo se per qualcuno queste monetine in centesimi possono valere. Sono risparmi. Non elemosine. Sono un patrimonio. Facciamone una dote. Per il nostro prossimo ‘matrimonio’. Resistenza nasce in me quando rifiuto di obbedire a chi non sa la forza di sempre in una resistenza quotidiana. Anche prima. Senza il virus.

Un anno fa andai con amori vari e belli in collina. A parlare della resistenza alla disumanità. Siamo stati assai bene. Nessuno capiva come poteva essere successo. Ci fu un bacio in mezzo alla gente di due eroi. Eroticissimi adolescenti che ci mostrarono la vita in gioco. Non recitammo mai.

Abbiamo sempre interpretato.

Ho messo via monete senza sapere perché. Ora lo so. Patrimonio. Matrimonio cioè matris munus: dote della donna. Le piccole somme accumulate dal padre per la felicità e la libertà e la liberazione di chi si fa ‘donna’. E loro che ci mandano alla guerra ma la trincea sono le nostre case. E i morti sono tutti dentro. E l’aria pulita che guarirebbe non è di nessuno.

Respiranti, siamo. I non più respiranti nelle fosse. Io dico che ora tuttavia i respiranti dovranno non solo soffiare nelle maschere di rianimazione. Magari possiamo farci ‘vivi’:  pensare di sviluppare una resistenza contro l’idea della guerra che è già persa.

La Resistenza è Lotta contro la Guerra. La guerra è obbedienza al massacro. Perché cinquanta anni fa mandarono decine di milioni di ragazzi a morire certamente dovunque? Ideali? No. Economia. 

Ebbene: io ho solo pensieri. E contro il capitale della finanza solo centesimi ( un pugno !) in un barattolo di vetro.

Una volta ‘lui’ mi disse che la povertà è dignitosa. La miseria no. Era sottinteso che non si parlava di danaro. Ora nella povertà estrema del non saper che fare non riesco a lasciare che mi riducano alla miseria di credere che quello che propongono sia di saperlo, loro … quello che è meglio.

Non sono solo sotto terra i morti. Le vittime. Ce ne sono migliaia, asintomatici, nelle trincee dei quartieri popolari. L’aria fuori è lontana. E perdono i legami che erano la vita. E resistono. E hanno tutto il mio rispetto.

E aggiungo la foto del capitale accumulato. Per il gusto del grigio sgranato. Il grigio sgranato è la foto della fisica delle anime.


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il perdono è ricattatorio
la vita dietro l’angolo

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