Realtà personale e mondo degli affetti

15 Febbraio 2017 Lascia il tuo commento

 

“sguardo”

Così esposto al balcone, se guardo fuori, ho, di là dalla strada, un grande albero all’altezza degli occhi, sopra i capelli, un cielo sempre differente tra rami mossi, ai piedi pietra chiara, a destra una muro vecchio grigiastro di colature di pioggia e finalmente, a sinistra, le scale tornite di marmo vecchio.

Non pregiati il marmo e neanch’io: ma tutti e due reciprocamente allenati da tanti anni alla discesa sicura, forte, posata, agile e senza errori.

Ho notato, scendendo le mie scale, che lo sguardo da qualche tempo è più diretto e da adesso e forse per sempre servirà a non prendere più in viso, mentre traverso i giardini delle case intorno, i rami bassi delle grandi siepi contro i quali si rischiano lesioni agli occhi.

C’è una riflessione sul vedere come fenomeno di superficie o di confine. Nel senso che vedere è cogliere la forma dell’oggetto, la sua superficie. Ma soprattutto per il fatto che le attività sensoriali si esercitano anch’esse su un confine: a partire da superfici recettoriali attivate e attraversate dagli stimoli fisici. Quella corrente di allagamento estesico è vitalità della forma.

La stessa funzione di forma, più in alto, coinvolge le azioni di flusso elettrochimico nella massa cerebrale. Ma là è una realtà tridimensionale. Lo spazio di una superficie recettoriale periferica, nelle sue affluenze centripete che inondano i parenchimi cerebrali, diventa gelatina di simultaneità temporale per via della neuro-anatomia delle connessioni sincroniche (parallele) che scambiano informazioni simultanee tra corteccia e nuclei della base, e tra aree distanti dell’una e degli altri.

La sincronicità delle funzioni del parenchima encefalico aggiunge, alla rappresentazione figurata dello spazio esterno, la con-temporanea certezza di sé e del mondo specifica del soggetto percipiente. Si diventa pensanti misurando il volume della propria consistenza al cospetto delle cose percepite.

Il balcone in fondo alle mie scale guarda la strada e per ulteriori scale scende giù. La forza muscolare delle gambe, per salire al mattino e ridiscendere dopo il lavoro di ogni giorno, misura con gradi differenti di dissipazione termica la coscienza del dovere che mi porta in alto e la distrazione di scivolare nell’aria serale quando torno in strada che è buio.

La persistenza del sentimento di realizzazione sostiene la nuvola d’oro delle durate sopra di me per giorni e giorni. Il tempo del pensiero diventa spazio solido da attraversare per mettere in relazione e mantenere unite la mia realtà privata e il mondo degli affetti.

 


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