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27 Novembre 2020 Lascia il tuo commento

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albero di galleria

(Museo della Miniera)

 

Ho abitato la miniera. Respirato aria e grisou, speranza e terrore della delusione. Ho resistito mischiando il cielo che ho sempre presente al veleno di quel che è nel pozzo fondo degli estrattori esperti. La pazienza si tira su con fatica. Carponi si cerca sotto i tavoli imbanditi. Sotto i cuscini dei divani signorili.

 

La pazienza si scava con le mani nel buio della terra nascosta. Ho pensato d’essere a ricavarmi una galleria tra le nuvole nere della restaurazione. Succhiavo alle pareti il sangue vitaminico della testardaggine, il rosso magenta degli ossidi metallici incrostati in mente.

 

Un riso gutturale di eccitazione mi saliva alla gola perché sapevo con certezza cosa avevo tra le mani. Sapevo cose che, sapevo, ancora non dovevo voler mostrare.

 

Nessuno avrebbe creduto che avevo già te con me. Nessuno avrebbe creduto che un giorno sarei stato accuratamente osservato come tu adesso mi guardi. Scurito. Buffo. Distratto. In abiti desueti. Appena estratto. Intossicato da una eccitazione. Che mi sono sempre sfamato coi fumi narcotici delle tane.

 

Nessuno avrebbe mai potuto accettare lo spreco di fantasia che mi permetteva di non morire: avere di già sempre addosso i tuoi occhi vivi che mi fanno star bene. La pazienza è presenza di ciò che si troverà. Non importa lo spazio da pienare di lavoro.

 

Minatori.

 

Questo.


grandi ambizioni
abbozzo di una tesi

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