quello che vorresti sapere di me

27 Febbraio 2011 Lascia il tuo commento

domenica, 27 febbraio 2011

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quello che vorresti sapere di me

“Rimanete nelle vostre cabine: così, aiutate la tempesta. Che importa a queste ondate il nome del Re? Alle vostre cabine! Silenzio e non c’impicciate.” (Shakespeare – La tempesta).

Ciao ombra danzante! Ero in mezzo alla ‘tempesta’ con William che sparava le sue bizzarre parole – (lui birra, niente caffè) – e tu sei sbucata sotto il sole rigido di stamani e gli ho regalato le tue labbra e ora va meglio. Buongiorno!

Non so se qui è un poca della mia vita dislocata, o solo il misurato contrappeso del resto, che gli sta addosso, e non so conoscere ancora. C’è la successione degli ‘avatar’ e ci sono prevalenze statistiche di affezioni. Amori a margine. A sinistra dell’universo.

Ci sono riflessi di genialità multiple. Quelli cui ti rivolgi – senza risposte generalmente – sono icone, sono ‘te’ come ameresti essere: e questo è disinteressato amore. Perché loro non lo sanno. Qui la vanità non si spinge mai fino a qualche vana dichiarazione d’amore.

Semmai, qui, abbiamo questa silenziosa lettura dell’io intimo e ironico di ciascuno – che il nostro sorriso pronunzia conosce e svela. Esistiamo in ore traverse, tra il letto, la cucina, il caffè, il libro, l’orologio, la finestra. E il buio.

I twitter sono iper-comunicativi e non sprecherebbero una parola. Qui si contano i singoli fonemi, ed è una contabilità da taschino: centocinquanta unità per risparmiare lingua e fiato. Qui, soltanto qui voglio dire, si possono misurare accuratamente l’aria e il volume dell’insonnia.

All’inizio del giorno le ragazze diventano aureorose. Durante il giorno poi, le ore libere ci sbocciano sul palmo delle mani, lungo una linea della vita verticale. La domanda nella mente è – inutile dirlo – : ”Come devo pormi tra il sole e il suo sguardo per restare invisibile?“

Scriviamo parole d’amore copiando le nostre parole d’amore. Dichiariamo travolgimenti appassionati alle ragazze. Il loro silenzio potente ci travolge come piloti di guerra. Ammaccati dalla concretezza ripariamo spesso ali e carlinga, per volare ancora.

Leggiamo tutto il tempo, nel ‘frattempo’ della vita. Scopriamo che imparare a vedere è “cogliere le figure spaziali come lettere di precedenti sentimenti corporei” (Atlante delle Emozioni – pag. 227). Adesso dunque ti suggeriamo che potrebbe valere la pena.

Proponiamo tre sfondi plausibili: -il cielo sopra la linea di orizzonte dove si arresta la pianura -il tavolo fotografando dall’alto -il cielo, una volta che siamo distesi in mezzo al prato. Per incastonare tutto tra adesso e domani proponiamo il contro-luce.

Vorrà dire che ognuno, prima o poi, si troverà dalla parte opposta alla trasparenza dell’obbiettivo. Un peccato di opacità, immobilizzato in un momento casuale che gli era sfuggito. Ecco una vecchia bellissima musica, uno sfondo, dove andare a riprendere le cose.

Stamani tre viole. Poi un fading di viole su busta di carta chiara. Poi febbraio su carta antica. Poi sistemazione delle viole. Poi il grigio maestoso, che è stata una scoperta. Che fa un contrasto vivo con l’idea di rosso che ho di ‘lei’.

Le scoperte: il grigio maestoso si intona al rossetto indelebile, alle lavanderie a gettone, ai lanciatori di coltelli, alle fisarmoniche, a Lou Reed e alle enumerazioni. (Là – peraltro – si perdono le tracce dell’origine delle seduzione e degli addii compassionevoli).

Forse è quello che volevi sapere di me. Ma è solo stamani. Dovrai rassegnarti a cambiare il tuo modo di essere e di pensare. Io sono un twitter e faccio miracoli per restare a galla tra geniali espressioni di disincantato amore. Puoi immaginare.


cacao amaro
cross dalla trequarti di campo

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