prole/fiore

20 Ottobre 2020 Lascia il tuo commento

foto

giglio rinascimentale”(*)

(Museo Botannico)

 


Già oggi me ne sono andato via. Un passante di stazione. Un viaggiatore sul pavimento di pietra di una piazza. Fontane ci sono. E cartoline illustrate. Cari saluti. Ero un saluto: di già. Una figurina in soprabito nero leggero. Il mio nome scritto a penna sul retro della cartolina che mi ritraeva ma aveva convenientemente serbata quella faccia libera da fronzoli perché riservata ai commiati, agli addii brucianti e ai ritorni di gioie indicibili. In 
particolare io, là, ero, già oggi, un auspicio di buona sorte.

 

“Sto bene. Spero anche tu. Andrà tutto bene. Vedrai. Confida.”

 

Così io stamani. Gia libero in strada. Libero una volta per sempre. Come promesso.

 

Con questo figlio-giglio(*). Dunque già padre che gioca a fare Caravaggio su una piazza pavimentata da lastre di lavagna di questa insolente città di provincia.

 

Io già dandy imperdonabile col mio fiore-prole(*) all’occhiello.

 

Perché. Non si sa mai.


un’anima di pietra
fuochi oltre confine

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