principio di conservazione del tempo

27 Novembre 2012 Lascia il tuo commento

Ma allora la vita da scienziato, questi trenta anni di dedizione alla scoperta, hanno a che fare con l’edificio della prigione. Con la ricerca del limite tra verità e menzogna. Forse mi sono dedicato alla descrizione della geografia della Svizzera. Per appurare che la condizione di avanzamento verso il fuori dove mi ero diretto non era un avanzamento perché là fuori non si poteva stare comunque. Comunque non senza un decisivo ritrovamento e una irreversibile fondazione di un minimo di capacità rivoluzionaria: la sapienza di sussistere in un tempo senza alcuna rivoluzione. Senza mai rivoluzione. Adesso scrivo sulla via del ritorno. Da una prigione che sembrava un fuori cosicché, tornando, soltanto adesso rivoluzionariamente sopravanzo una linea di confine e finalmente mi muovo nei silenziosi applausi di una ragazzina di due mesi che comincia a ridere se le faccio il solletico sulle guance.

E’ il momento di grande apertura nello svoltare attorno agli alti edifici. Il momento di piombare sulle allodole come la luce dell’arcobaleno. Il momento delle rese dei conti dal droghiere che ci rimette ricevute coloratissime e il pareggio è un mare d’acqua dolce aperto e silenzioso.
C’è una calma in forma di strade principali e secondarie di aree a prato e grattacieli in mezzo alla risaia maggiore e uomini e donne che scivolano sui canali con le piroghe a fondo piatto.
C’è una intelligenza a forma di sciabola che scintilla al sole ruotando l’angolo del suo asse longitudinale per non perdere neanche un grammo di luce.
C’è una passione rivoluzionaria profonda come il nerofumo sul tappo dello champagne quando ai miei sessant’anni ti eri disegnata i baffi e la barba “per amarti come un uomo” (dicesti).
C’è la gioia delle vernici accese sulle imposte delle capanne sulla spiaggia lungo tutta la costa del nostro continente.
Scrivere non è la sintesi necessaria per rendere disponibili quote in più di tempo dato che il tempo incomprimibile non si somma e non si divide come una cosa.
C’è una unica quantità di tempo totale ed esso ha una sua qualità di essere etereo diffuso tra cuori e mani.
Questo unico tempo conduce a ipotizzare un principio di conservazione del tempo che è di un color crema satinato uguale a crema della torta che ci fa cadere in tentazione e ci porta all’inferno per il peccato della gola.
A causa del principio di conservazione del tempo la conoscenza non dà necessariamente la felicità perché certi principi sono diciamo così rigidi.
Ci sono dunque principi da cui non si riesce a derogare e la prigione è circondata da una prigione più grande.
Per la tristezza di prigioni circondate di prigioni si dice ‘finché morte non ci separi’ ad ogni piè sospinto.
Per questo nella mia stanza metto fiori come in una prigione.
Ho l’amore degli ergastolani per le piccole cose e sul ripiano di ferro tengo ordinati la radiolina il libro e il cucchiaio.
Scrivo composizioni sulla scatola degli analgesici che sono indispensabili ad allontanare il dolore la notte e la domenica in assenza del medico.
A causa del principio di conservazione del tempo questo (ed ogni) nostro amore appare tra le stelle fisse nel cielo inalterabile.
Questo principio di conservazione è un neonato su una nuvola.
Adesso tempo energia e materia danzano assieme al chiarore di una formula lunare.
La formula è un appunto scritto sulla confezione di un rimedio per l’asma.
L’asma è una malattia psicosomatica quasi sempre incurabile esclusiva dei rivoluzionari di tutte le risme.
I rivoluzionari avendo intuito in cuor loro questo certo principio di conservazione del tempo sono molto amati perché rischiano sorridendo.
Il loro fascino risiede nella loro malattia che li fa fischiare come locomotive fumanti e vaporose in mezzo alle città
E’ questa necessità di essere rivoluzionari in questo universo senza rivoluzioni la causa dell’asma.
Ci sono navi da crociera in cammino sui monti dato che il tempo percepito secondo il principio di conservazione è un buon cemento per disegnare strade attraverso i boschi di conifere.

" Tu m' " - Marcel Duchamp - 1918
i fotografi che dipingono

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