Primavera della scienza

21 Marzo 2012 Lascia il tuo commento

 

L'immagine può contenere: una o più persone

Niente da raccontare mai. Una ossessione alla marginalità dove c’è tutto. Stringo nella mano i “FONDAMENTI” che sono diventati una pagina di panna di OPERAPRIMA che contiene un rettangolo azzurro che contiene un raggio conico che colpisce attraverso l’iride il fondo retinico della sezione di un bulbo oculare stilizzato a sufficienza il tutto idealmente sostenuto da tre righe di scritto due orizzontali tra loro parallele una verticale a precipizio tra le altre due. È una serie di graffiti sulla pergamena di un progetto e sulla carta di un percorso di uscita dalla attualità della cultura della scienza. Non so a cosa dare maggiore importanza. Ho capito che molto è il pensiero contro intuitivo. Non che sappia attivarlo a volontà. Comunque quando capita si sta meglio. E guardo cercando la postura dell’incantamento. Dopo le ore di rotazioni sufi con il baricentro delle figure al vertice di un cono che tocca il fondo della pentola nera della retina cui la luce arriva traversando gli strati superficiali e le camere dell’occhio vedo (immagino) che le due espressioni di ossessione e di meraviglia, di ricerca distratta e di marginalità ascetica, si sono trovate nello stesso punto del pensiero che non so se è un luogo o un momento.

Perché un luogo del pensiero può confondersi con un istante ma siccome penso che sia dentro -attenuato nel buio- forse allora è un luogo. Resta però un luogo nel quale si ha l’evento della biologia che si è generato da un seme caduto dalle grinfie di un’aquila sepolto negli strati del tappeto di cellule che scaldano la vallata del Purgatorio al fondo dell’occhio. Allora là quando si genera un evento c’è un tempo anche. E corro sulla cordigliera dell’altipiano. E correndo penso alle strane configurazioni mentali dantesche di colline e voragini prima della fine: la visione dell’amore che è la trascendenza che tutto muove(*) ancora. E corro mentre non potrò più tornare al centro di una visione asimmetrica ed eccentrica di un mondo complesso perché si è appurato che non esiste un centro. Non c’è un centro nello spazio e allora forse può non essere esistito mai. Mai avuto amori trascendenti e forse la carnalità può avermi allontanato anche se peccaminosamente dalle adorazioni. L’amore però era un vizio primaverile sempre necessario per allinearmi ad approssimazioni sempre troppo svalutate. La passione per i confini. Per lo strabismo venereo. Lo sguardo virale dei progenitori che scolpivano ampie figure diciamo di donna (ma certo non è questo il suono corrispondente all’idea che guidava la rappresentazione della scultura). Donna come dire quanto è indispensabile a rendere grazia all’oscurità che consente l’arte. All’apprezzamento dell’ombra legata alla figura. La nebbia del desiderio che altera la percezione.

“Non capisco cosa trovi in lei…“

Con te nella mano andavo sbilanciato in felice difformità. Corse di postini sulle Cordigliere Andine la morte era scritta lettera per lettera su ciascuna delle cinque foglie di coca la pianta officinale il cardiotonico da ruminare pazientemente per non morire ai duemila metri sul mare. L’altezza non misurabile ad occhio nudo esprime bene la vertigine di una difformità che era appena tollerabile dopo il bagno di irreale aspirazione alle perfezioni imposte con la lettura dei testi dei classici. Nei quali alla fine il sapere era saper ripetere con contegnosa dizione il disprezzo dell’obbedienza.

C’era una volta la ricerca che adesso rischia di scadere in una scuola. Nasce nella mente il sospetto di una placida pinguedine. La vita di ora ossessione alla marginalità e alla decenza dell’onestà. Non comparve scritta la parola ricchezza nel punto dove arriva l’ago appuntito apice del cono di luce al centro della retina. Cinque lettere sono nella parola morte. E amore. Conoscenza sono dieci lettere. MORTE… ISTINTO…. CONOSCENZA. Dosi di un farmaco in foglie. Cinque…. sette…. dieci. Un’andatura sostenuta con rimedi naturali da trenta anni. A differenti latitudine ed altitudine sarebbe mortale.

Dentro questi trenta anni, al contrario, sarebbe stato fatale correre senza le piante officinali con qualità di cardiotonici che accentuano le aspirazioni e fondano le idee. Nella pagina chiara intitolata “fondamenti” di OPERAPRIMA leggo: TODESTRIEB UND ERKENNTNIS. Dieci… tre… dieci. Nella traduzione il ritmo cardiaco cambia. Un cuore differente, penso. Istinto di morte è diventata unica parola. Non è solo una questione di suono. Chissà se è diversa l’immagine?
Guardando meglio, spargendo il cono di luce originato -stavolta- dalla potenza immaginativa a partire dalla vita psichica, sulla pagina…. si notano altre due parole. Una in alto, molto grande: FAGIOLI. Un’altra vicina alla linea di base: STROEMFELD. Sono suoni isolati. Differenti. Non hanno una specificazione che li leghi a niente altro. Si può soltanto immaginare…..
(*) amor che muove il sole e l’altre stelle …


miss N. ritratta nel 1903 pone il problema del libero arbitrio nel campo dell’arte
Suffragio universale 

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