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8 Febbraio 2011 Lascia il tuo commento

martedì, 8 febbraio 2011

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Politica: la degradazione delle parole e della scrittura

Bisognava aver notato che nessuno che arrossiva si faceva vivo per strada. Chi arrossiva diventava di fuoco per la vergogna – peggiorando le cose. Ora per questo bisogna ricordare. Ricordare le cose da fare. Ricordare che arrossire è racconto.

La tosse. Il tempo. La sete. Il percorso notturno alla cieca. Lo spigolo aguzzo del tavolo contro il fianco. Questa notte. Di tutto si può fare scrittura – è una questione di modestia e arroganza – e di prevalenza indispensabile della modestia.

A volte si gioca a scartare la sopravvalutazione di sé – come alla rivoluzione – il fazzoletto arrossato dal pudore, la mano alla fronte. Nel mio caso, è sempre un tempo che si fa vivo, sotto forma di parole. Barche di canna e foglie, la mia camicia di lino, la pretesa di noi.

Preparo un libro che nessuno trovi. Confuso con i tempi di tutti. Prima di stamani – quando tutto avrà sapore di coperte e caffè e umanità trepidante. Qui è ancora la vita delle parole. Circondate dall’affettuosa noncuranza di quelli che ci siamo scelti. Quelli dotati di discrezione e pazienza.

E’ indispensabile confidare nella traboccante impazienza dei figli, nel loro silenzio tempestoso di ormoni. Per contenere la voglia di tornare sempre e comunque – che è sempre sbagliata. Scriviamo con generosità il tappeto rosso del loro trionfo. Il mantello principesco dell’invisibilità.

E’ indispensabile confidare in amanti distratti, nella loro misurata saggezza, per costruire l’argine alla piena della presunzione, dell’autocompiacimento. Per loro stanotte si scrive. Per preparare loro una tovaglia chiara, togliere le briciole della cena, disegnare un tulipano giallo al centro del tavolo.

L’amore per i tulipani è De Chirico. De Chirico amava i tulipani, amava dipingere tulipani, e adorava quello che i tulipani gli permettevano di pensare nel dipingerli. Sulla sua scia: un tulipano è la donna amata, la frontiera, la nobiltà della singola parola, il sesso, il rifiuto educato.

La notte è una solitudine a colori. Avevo otto anni quando seppi della passione di De Chirico per i tulipani. Nel documento filmato dipingeva e raccontava. Un condottiero! Nel mio caso – ho già detto – sotto forma di parole è sempre un tempo che si fa vivo.

Così ora è il tempo, tra i possibili, dell’intransigenza dei condottieri, della competenza dei capitani di navi, dei macchinisti visionari. C’è da tirare le storie per la giacca, alla vetrina del droghiere, ai dolci della festa, al giardino, al silenzio di strada, ai ragazzini.

Da tempo avevo notato che nessuno che arrossiva si faceva vivo per strada. Chi arrossiva diventava di fuoco per la vergogna – peggiorando le cose. Ora scrivo per aiutarmi a ricordare. Ricordare le cose che sapevo. Ma specialmente che in questo tempo arrossire è racconto.


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