poichè nel tempo le cose accadono

22 Luglio 2011 Lascia il tuo commento

poichè nel tempo le cose accadono

evitammo quasi tutto da allora in avanti. fu una tempesta di armoniche. amarci non avrei saputo dire. le mani erano inesperte tuttavia il desiderio fu sempre sapiente. adesso gli attribuisco la disciplinata applicazione di un capitano di brigata. le questioni d’amore a proposito di te furono fondamenti e non vissi d’altro durante tutti quegli anni. tu avevi detto tutte le cose che avevi detto che non sapresti riassumere. certamente dirai che non è poi così importante. io ripeto in silenzio che non c’è altro. in questo mondo che si è sviluppato sapientemente tra di noi ho immaginato la legge il diritto e l’arte della navigazione. sopra tutto ho descritto le derive delle scie delle navi in regata. ho colto – ho arrestato il tempo con la forza dei polsi – tutta una dialettica senza necessità di sintesi. nell’arrestarsi di tutto si è generata l’immagine di noi come coltivatori di oppio. la tua e la mia vita tempi sovrapposti scontro fame respinta il tuo indice fiorito il campo l’albero e una piuma scivolata dall’ala di un falco. ci fu un momento nella creazione di immagine. da allora fummo clienti abituali della fabbrica di pane nei fondi delle case popolari. ricordo che i contadini-aviatori traversavano senza posa il campo stellare sovrastante le nostre capanne di ragazzini.

c’è il momento dell’azione fisica che determina la trasformazione del pensiero. dopo ci sono le cose enumerate la polifonia delle voci le scie delle lumache il sorriso storto degli scemi e il nostro sorriso determinato a stravincere. queste cose che ci sono dopo fanno tutt’uno con il nostro eterno parlar d’altro. noi stessi dopo siamo gli ‘scemi’ gli offesi da ischemie neonatali gli unici che avrebbero dovuto avere ed avranno dunque adesso diritto di parola. una volta compresa la genesi del tempo alla creazione del pensiero noi fondiamo il diritto ai suoni ai giochi caratteristici della felicità musicale alle esplosioni dei tamburi di luce nel silenzio cui il cielo nero del danno credeva di averci reclusi senza rimedio e soluzione e invece.

invece le immagini non si fermarono più. i puri di cuore apparvero gabbiani dispersi quando realizzammo l’elevazione dei trasvolatori. ripetevamo la forza è immagine – non dormire – le immagini non si fermeranno mai – sorridi – guarda sulla carta la geografia delle onde dell’oceano – confronta gli angoli di mare -confida nei geografi – sviluppa una fiducia assoluta nella meteorologia di questi primi anni del secolo in atto – è la conquista dei misteri la relazione tra l’acciaio delle ali e il gelo trasparente di quest’aria delle tre del mattino a seimila metri sopra il mare – pare di sognare per via della trasparenza e della chiarezza – infine grazie a te – infine davvero grazie alla comprensione della fisica potente dell’altezza cui mi hai saputo portare.

per tutto questo che scrivo che è accaduto -poiché nel tempo le cose avvengono – e di tempo sempre noi decidemmo di parlare – e mai di altro parlammo lo giuro – posso realizzare io una descrizione verosimile della geografia emozionale di una lunga ricerca che porta tutto alla propria origine.

per quanto si è verificato -avendo avuto origine tempi lieti ed infiniti all’atto della creazione di innumerevoli immagini- posso affermare io con sfrontatezza e cinismo che il fenomeno della nascita è insieme inarrestabile e irreversibile.

posso scrivere io amarci e di più – potendo aggiungere computando i pensieri – che ci dedicammo al tempo – al valore minerale della musica – alla promessa di qualità privata e confidenziale e che fummo tutta passione per quanto parve essere mai esistito .

discanto ” posso io testimoniare che al contrario ” ( ripetuto )


quattro minuti scena risolutiva
lascia la vitalità

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