poche parole

4 Luglio 2020 1 Commento

Mettiamo che dio ci guardi dal principio e che sappia tenere a mente le nostre posizioni nello spazio come un pasticcere eternamente in azione che, nella sua onniscienza, sforna di continuo la torta di memoria dell’intero genere umano.

 

Quando unisce dal basso all’alto (dal passato al presente) i punti secondo le posizioni che noi abbiamo assunto successivamente egli vede (e noi con lui, nell’esempio) linee chiare che continuamente germogliano dal proprio esile precedente disegno tutte composte in una foresta. 

 

Ai suoi occhi, forse, è il ‘destino’. Per noi è solo tempo che passa sulla intricata trama di un disegno che ci sfugge.

 

Talvolta, ma non è mai detto e non  vale per tutti, due esseri umani si attraggono e possono cambiarlo, il destino. Le linee che mostrano i loro spostamenti nella gelatina prelibata del millefoglie temporale sfuggono l’onnipotente zen che si decompone nel campo di una reciprocità squisitamente umana.

 

Quella variazione di linee nella struttura pasticciera della mente divina è quanto noi percepiamo come amore fatale: cioè, vogliamo dire, una realtà divenuta addirittura ‘necessaria’. 

 

L’amore tra gli esseri umani è dunque un evento pratico cui corrisponde il dato scientifico di irreversibili mutamenti nella prospettiva divina.

 

Nella mia esperienza con ‘lei’ starle accanto ha causato un cambiamento della forma del tempo percepito e lasciato intatta la natura deI pensieri. 


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l’inadeguatezza delle cose

1 commento

  • Bianca says:

    Penso al pasticcino di frolla e frutta tutto con la gelatina sopra, che riluce, sbrilluccica ed é bello prima di essere buono. Ed é gelatina che impasta e lievita luce. Patina lucida che divide il riflesso fra lo zucchero e la fantasia di qualcosa che ti nutre e non ti mangia.

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