operatori

8 Ottobre 2019 Lascia il tuo commento

L’amore è stato un ‘operatore’ della mia vita ultima. Stento a dire dell’ultima parte della mia vita. Dirò: della parte fin qui esplicata di tutti questi anni.

Quello che chiamo ‘questo amore’ è insieme suono appassionato di un altrimenti indicibile sentire cose in me che istantaneamente ogni volta si riversano su un volto e una voce, e cose devolute all’altro essere umano (altra, al femminile, oggi).

C’è un punto di silenzio sempre nel rapporto con ‘lei’ ogni volta che opera (cioè aziona) certe ruote intime: l’operatore infatti non ha doti di neutralizzazione ma di iniziativa.

Io mi sono apparso passivo e dipendente perché una volta ancora ero infervorato da intenzioni involontarie. Da un volere con vaghezza. Quando le azioni sono eseguite da fibre muscolari distratte: che non si oppongono più all’innervazione psichica.

Osservo con tenera furia infantile il ragazzino furbo fermo sul margine.

L’operatrice si pone dove non sapevo d’essere e pone la questione del mio non essere precedente.

Non so ripetere una per una tutte le sue peculiari proposizioni.

Molto avrò da fare per risolvere la mia residuale ignoranza. 


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