non più soltanto un’idea

2 Gennaio 2014 Lascia il tuo commento

 

 

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“VICINO E LONTANO”
©claudiobadii

Lo faremo di tradire l’ineguaglianza. Siamo in pochi e tale numero trascurabile è una non trascurabile ricchezza. Se poi anche nullificare la distanza eccessiva ci tiene compagnia, beh allora si, l’ineguaglianza, cioè la asimmetria d’essere tutto qua il mio corpo senza te, non conta più. Distanza e mancanza delle tue mani: nella fisica ambigua dopo il 1900 l’assenza dei fenomeni della materia discreta in forma di particelle è comunque forma e permanenza di pensiero in onda. Dico riassumendo l’incomprensibile persuasività della bellezza impossibile che l’assenza vibra in caso d’amore reciproco, e cioè che gli innamorati consentono al silenzio come dedizione trasmutante. Differente e più ‘facile’ la regola poetica del pensiero verbale sublime: ci sono tavole periodiche di elementi letterari che consentono la comprensione, nel testo, della serie di aperture incisioni fessure: esse sono strade nel blocco grigio della città continuamente progettata dagli architetti che svolgono in costruzioni sensate la massa inarrestabile del tempo. Grazie alla periodicità delle variazioni nei costituenti il pensiero esso viene scansionato durante le passeggiate lungo riva cosicché, parlandole di noi,possiamo scientificamente sapere dov’è che deve trovarsi uno spazio bianco e sistemare proprio li il volume di piastre di tufo da costruzione per farci la piazza: baci pianti esclamazioni salite e panchine e terrazze. “Cammina la pazienza e poi là sopra ci sorprende l’inquieta voce di Pan“. I cunei d’aria a forma di fulmini, scavati nella massa della città capitale, sono arte che respira e oggetti di gite culturali e di fughe ribelli nell’adolescenza.

Si vede il procedere senza un ‘voglia’ speciale. La ricerca, in psichiatria, ha molto a che fare con i sistemi neurali alla base della associazione delle parole. Prima di tale assemblaggio c’è il mondo delle scelte delle parole da mettere in gioco. Faccio una ricerca personale, che non sarà mai certificata, perché vuol solo dire che di persona rischio. Non mi assolvo dalla provincia, col provincialismo accademico. Non ho avuto tempo, non so perché. Non so dove si trovi, il tempo di essere accettati, se, oltre a lavorare davvero, si pretende anche di tenerti la mano e giocare coi tuoi e miei figli. Senza contare che non ci siete solo voi. Vedi la nota spese del caffè, del supermercato e del tabaccaio cui aggiungo l’esempio di oggi. Eccomi qua, amore mio, che non ho fatto che camminare, sorridere, parlare di mare, di pietre della banchina e del porto. E dopo dare un nome alle fotografie dell’anno passato: che poi ho spedito al maggiore che adesso non è qui e vuole godere di noi almeno nelle figure abbracciate su punti distanti nella carta geografica. Ho cifrato le figure dei ritratti di Trieste, Lubiana, della pineta dei ristoranti. Ho dato un nome al porto che è qua, e ai compleanni, alle labbra degli amanti, agli uomini e alle donne che restano sconosciuti immobilizzati nei controluce sul mare. Ho reso anonimi palazzi e case e strade di chissaddove risistemandoli assieme secondo i loro prevalenti timbri di colore: rosa celeste bianco viola e nero. Viaggiammo poco, cercando a nostre spese chi potesse capire, ma i fondi erano modesti e i viaggi brevi e senza risultato. Chi può capire sa tenere noi tutti interi in sé. La comprensione, dice il vocabolario etimologico, è quasi materialmente star comodi nell’altro.

Risvegli. Il tempo, cioè tutto ciò che ‘dobbiamo’ attendere, è fondato a cominciare dalla luce sugli occhi al mattino mentre ci si incammina verso la cucina e il caffè. Ed è dunque una distanza fisica ma non è proprio letteralmente ‘spazio nella materia’. E’ soprattutto una iniziativa non volontaria di traversare comunque uno spazio del tempo. Iniziativa che è attività cerebrale appassionata di un indiavolato rinserrarsi e rincorrersi e riposizionarsi frenetico degli elettroni tra campi contigui. E i campi contigui non sono che funzioni. E le specifiche funzioni dell’iniziativa sono le motivazioni. Ed esse sono, nella mia mente, così riassumibili: amorevoli concessioni alla possibilità di amarci fondata su un nonnulla.

La comprensione fisico/scientifica del mondo ha bisogno d’amore umanistico e di una letteratura i cui componenti elementari sono suoni preistorici: cioè voci di linguaggi verbali durante i millenni delle culture orali  senza ancora nessuna scrittura. Restano tutte quelle funzioni. Tutto si teneva come ancora si tiene nell’ambito di una confidenza con le sole regole di parlare e tacere, e di sapere con chi alternare queste confidenze differenti. E tutto ciò che si tenne e si tiene è non solo la guerra e l’amore, ma prima di tutto la vita stessa.

Come è adesso: “ho fatto un sogno…” e sai che nessuno poi ne parlerà mai più a nessuno. Per amore verrà dimenticato. Sarà taciuto a tutti. Senza volere si affiderà al silenzio scientifico del mutismo dignitoso il segreto della vita.

Io penso questo dimenticare come serbare per un altro amore. A interpretare un sogno come tralasciare la disamina critica di esso, per realizzare di nuovo nel tempo la funzione di pensiero che la modalità linguistica e lessicale, evidenti nella narrazione del pensiero notturno al risveglio, mostrano essere stata alterata o perduta. La capacità psichiatria è un tipo di pratica medica di relazione non giudicante né didattica, e in questo è forse, presuntivamente, come ogni pratica in svolgimento attivo una ‘ricerca’. A distanza, in ambito accademico, abbiamo le ‘teorie’ che risultano in ogni caso per tempi lunghi niente altro che ‘idee discordanti’. È necessario un grande volume di tempo, per articolare la pratica di colloqui e di altre azioni terapeutiche (sotto forma di ‘crisi’  e analisi del controtransfert dello psichiatra), in modo da ridurre le discordanze tra quelle idee accademiche che sono ipotesi irriducibili sulla natura della malattia. Talvolta allora pare di avere avuto la presa in consegna di una scoperta scientifica che non sia solo un’idea.

Per questo posso dire e disegnare che mi manchi assai, ma non manca la felicità di averti. Ho conoscenza di te. Ho preso in consegna le tue confortanti espressioni di uguale sentire. Questa sicurezza del tempo nostro riduce assai lo spazio geografico tra noi, portando alla coscienza, in un istante, il rumore smorzato di un interruttore di accensione. Dopo… noi siamo il bagliore muto del fuoco tra le pietre della grotta.

La pratica del lavoro, dopo distanze temporali di decenni, si addensa nell’istante di un assenso.

 


più e meno umani
onde e particelle

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