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9 Dicembre 2013 Lascia il tuo commento

lunedì 09 dicembre 2013

Claude_Monet_Impression_soleil_levant_1872

La plebe non è popolare, Cesare lo sa nel passare dalla Gallia Cisalpina il confine del Rubicone con cinque legioni ad aggredire Roma. Accade al mattino presto seguendo un flautista gigante che prende una tromba di guerra e passa avanti a tutti gridando di trarre conclusioni e conseguenze, tirare dadi. Aleatoria stamani l’avanzata del fronte dei miei pensieri di guerra è puntuale e inarrestabile. Nella luce di un sole che si leva. (“Impression, soleil levant” – 1872). La luce degli impressionisti è uno stimolo sensoriale: la sensorialità di Monet e le sue opere seriali. La noiosa successione di eventi atmosferici sulle tele. L’inverno glaciale del 1878/79 e il disgelo. Ma la vitalità -mai scoperta fin là- canta ora da dentro me la canzone di benvenuto. Gli acuti dolci sono stalattiti: archeologia del mare d’acqua che perduto non fa male. Unico smarrimento senza dolore. Senza mangiare e bere, senza aver normalmente mangiato e bevuto per nutrirmi da mesi, solo dormire subito fuori la soglia per fermare in sé i farmaci dell’ideazione. È forse là la genesi dell’icona traballante del clown? Sono i primi pensieri le sue scarpe enormi dove inciampiamo anche noi tra pianto e riso? È la vitalità il brivido sotto pelle ogni volta che il grigio nordico del cielo semina regali? Sei tu che prepari la cena la scrittura solitaria rivolta a chi dovrebbe esserci che tradisce tutti per la bellezza? Non so. E così mi sorprende la mattina. Viviamo oggi tra Giulio Cesare al Rubicone e Monet sulle sue case galleggianti nella Senna, di fronte alle ninfee che aveva seminato lui stesso nel lago artificiale, ma soprattutto stamani ho in mente il disgelo dopo l’inverno impossibile del 1878/79. Nei campi di gelo che lo (mi) avevano quasi ucciso di freddo da tre anni e più ho  disegnato il colore del tepore che viene. La storia che farcela è possibile. La serie dei dipinti sul disgelo sancì per Monet una certa iniziale soluzione dall’inverno e un’ attenzione probabile. Ci sono differenti modi di scrivere la storia. Uno afferma la guerra civile e ne propaganda le nobili inevitabili ragioni. Lasciamo Giulio Cesare alla propaganda di guerra e all’inseguimento di Pompeo ad Alessandria…. Monet segnava la sua vittoria sui rigori della natura, dipingeva la variazione di un termometro temperato. La scala delle temperature dallo zero assoluto progredisce fino a noi. È la neve che diventa latte. L’oggetto possibile del desiderio. Il seno/pene/bambino. L’oggetto cui si accenna in “Istinto Di Morte E Conoscenza”. Allora, adesso, si.


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