Milonga sentimentale

30 Gennaio 2017 Lascia il tuo commento

30/01/2017

Infine bisogna dire “Ti amo!”. Per cominciare un racconto essere sorpresi e sopraffatti dal benessere fisiologico, postura basilare neurochimica: “Ti amo!” Imbastire d’una imbottitura soffice l’area di appoggio del violino di guerra sulla spalla delle giacche di piccole vedette e di tamburini eroici che vanno al sacrificio beffardo con mamme novecentesche nel cuore con, nel cuore, le maestranze in sciopero sotto le bandiere dei diritti urlanti, con gli attestati di partecipazione alla rivoluzione propedeutica alle avanzate storiche. “Ti amo!!!” Per testimoniare di star bene, di aver buoni denti, di godere d’una invidiabile salute. “Giuro che ti amo!” Per garantire, con un certificato vergato di nostro pugno, la promessa di sana e rovente inclinazione al corpo a corpo nelle piazze di mille e una milonga sentimentale. “Ti amo!” Per offrire la sfacciataggine di tre minuti (durata media del sogno vigile di un ballo) che dovranno irrimediabilmente bastare a renderci credibili nel dichiararci innamorati per poter pretendere in cambio un bacio che induca entrambi i contraenti del patto danzante a volerne ancora. Sono, i giuramenti sottoscritti dalle strette di mano e baci, aurore boreali del linguaggio che si è spinto alle latitudini polari dove la responsabilità della rispondenza a eventi plausibili di una storia gela nel rigore della vicinanza epidermica, e quello che si dice è semmai la rivelazione di vestigia archeologiche e il pensiero si rivela sulle labbra e non racconta una storia lineare ma l’impressione della massa di un dinosauro conservato nelle cave di ghiaccio della irriconoscibilità di noi a noi stessi nei pressi del polo magnetico: dove linee invisibili di un campo emergono in un fascio che si ripiega avvolgendo la terra come in un abbraccio.

 


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Il balcone mortale e l’immagine irrazionale che ci salva dal suicidio
Riflessi

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