link musicale (*)

13 Febbraio 2012 Lascia il tuo commento

 

L'immagine può contenere: 1 persona
Figli di una rivoluzione che è nostra figlia da portare avanti meglio possibile. si mangia di tutto. si frequenta tutti. non ci sono libri per ragazzi. si studia nelle biblioteche scure degli antenati. si fanno cinture con le corde d’oro, per chi può capire. sotto il sole fili splendenti intorno al collo: come boss di Haarlem alle prime armi. ai primi furti. riprendiamo a pensare ogni mattina. servendoci di cose che non ci sono più, per sognare -in piena coscienza- cose che non ci sono ancora. chi ci è accanto -in quei momenti- potrebbe valutare come disamore la prepotenza del pensiero che non diventa letteratura e poesia.

“non mi ami più”

l’abbraccio copre il dolore. le ombre dietro le spalle sono il futuro: le altre, tutti gli altri. come potevamo pensare che…!? come potevi volere sempre me per sempre dopo aver visto già oltre me coi tuoi stessi occhi. l’ultimo amore abbassò lo sguardo venendomi addosso. per non guardare già allora, al primo incontro, la vita che faceva promesse in un campo di gioco ulteriore. dopo di noi.

“domani non ne vorrò sapere. inutile che oggi finga. ti amerò sicura di precedenti fondazioni. che sei il futuro ritrovato. solo così.”

questo era plausibile, nei libri di dramma, nelle biblioteche dei nostri avi, dove non erano presenti libri per ragazzi. ridicoli libri per la ‘gioventù’. allora si aveva rispetto per la persona. così siamo cresciuti noi. con questa sapienza implicita nella radicalità delle biblioteche severe e accoglienti. sapevamo che i libri per ragazzi sono falsificazioni. i ragazzi non esistono. esistono l’infanzia e la vita adulta. esistono amori-biblioteca dove rielaboriamo continuamente la nostra incredibile capacità di cavarcela per conto nostro.

Ci sono lunghe fasi di attesa in cui sperimentiamo la dimenticanza la libertà e l’impazienza. quando -privi di qualsiasi morale di relazione- ci lasciamo andare alla letteratura. chini sui volumi di tragedie e recitazioni scritte per popolazioni analfabete, ma non sprovvedute, impariamo lentamente e irrevocabilmente che dimenticanza impazienza e libertà sono confusione senza conseguenze. impariamo lentamente, con certezza, cosa ci aspetta.
amori di ricongiunzione. da cui nascono bambini cosicché noi, per non lasciarli soli, nasciamo a nostra volta ancora una volta affinché non ci sia il deserto. le successioni delle generazioni sono discontinue perché alla nascita si determina un trauma nella società. il trauma non è nel bambino. per il feto, al momento del parto, la nascita è la precisa fisiologia di venire al mondo. il rischio di lesione alla nascita è dentro il tessuto delle relazioni tra esseri umani.
la nascita scatena la tensione nei rapporti esclusivamente razionali indebolendo le strategie sociali. sarebbe il deserto dopo la nascita se non fosse che, in qualche rara occasione, la donna e l’uomo riescono a non distruggersi per quello che hanno determinato. nasce il sogno d’amore. perché esattamente ci vuole molto amore tra i viventi per rendere la nascita plausibile. per rendere legittima al bambino la sua propria vita dall’origine.
“domani non varrà il sapere a vincere la tristezza. inutile oggi nascondere l’allegria. ti amerò come fosse la mia nascita. che sei quanto sapevo. solo così.”


In assoluta coscienza
Dannazione 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.