l’inadeguatezza delle cose

3 Luglio 2020 Lascia il tuo commento

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bordi

(collezione privata)


Quale vita variegata e densa dovremmo avere per giustificare anche una nostra pur minima sensazione con tutti i colori, i toni sentimentali, le sfumature sui dirupi magnetici degli altipiani d’un trepidante

 

“..a che ore vieni, amore..?!”

 

Il mondo che ci è dato, se si registra l’onda gravitazionale di un dubbio inesprimibile, al telescopio di specchi tattili che misurano la quantità di luce ripartita in due e ritornata al traguardo, è angusto per tutti i mondi che noi possiamo, ogni istante, ipotizzare.

 

Penso anche solo le infinite ipotesi di senso di un sogno, che ho strappato alla notte stamani, tre luglio, ai diciotto gradi già ad attendermi sulla finestra, cinguettanti come uccelli di giardino, battenti come rose d’aria.

 

Le pratiche del vivere, allo sconfortante confronto con quanto potrebbe essere, sono precisamente metafore. Il linguaggio, alla prima distrazione della coscienza, è già via da terra: e, imbarazzato, esprime, con stridula auto consapevolezza, quanto è intrinseca alla relazione di ciascuno con le cose, l’insufficienza di quelle medesime cose a soddisfare e dare ragione dei nostri affanni.

 

Abbiamo a che fare con un universo la cui natura è irriducibile alla natura umana.

 

Io, da che ti ho trovata, ho provato a volare verso la volta celeste dei concetti filosofici: ma si è determinato uno scontro fatale della logica contro il muro d’un ‘oltre’ che non c’è.

 

Ora devo parlarti. Ho bisogno di averti accanto. Sono i suoni e le mani che prendono la responsabilità del discorso. Un’io tattile e acustico guida la schiera. Un tamburino orgoglioso e impacciato. Tuo.


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i’m red, now !

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