l’immagine dell’amore

9 Novembre 2011 Lascia il tuo commento

foto di Cristina Brolli http://cristinabrolli.tumblr.com/post/12512606811/non-resteranno-che-i-ricordi-o-sere-che-il

 

 

l’immagine dell’amore

leggo che “…le immagini della fantasia non hanno alcun corrispettivo nel mondo esterno..” e questa penso che sia una conferma della teoria della nascita che pone l’insorgenza dell’io alla nascita fisica del bambino, evitando la confusione su una realtà umana prima del parto: il bambino si pone nel mondo come soggetto poiché ha un io e fa rapporto con gli altri esseri umani distinguendo umano da non umano per una comparazione di cui è subito capace, tra percezione del mondo esterno e l’io come capacità di immaginare

la fisiologia sensoriale, basata sulla misurazione di una variazione, gli consente la conoscenza globale come raffronto e, al momento del parto, la traccia della condizione omeostatica, incisa nella forma della corteccia cerebrale che realizza la vitalità, fondendosi all’istinto di annullare la perdita dell’omeostasi medesima, fa la nascita dell’io come capacità di creare immagini di fantasia: che non hanno alcun corrispettivo con quanto noto al bambino del mondo esterno

sempre, la vitalità ricompone il pensiero soggettivo, che si sviluppa e si estende fino quasi all’infinito di sé, fino al confine con il mondo esterno infinito, e rende decisiva la scrittura di affermazioni semplici, necessarie la fuga dal potere della percezione assoluta e dalla violenza della mediazione: rende indispensabile l’uscita dai banchi del partito centrista carico di rabbia: che gli viene dalla dedizione esclusiva del pensiero che pretende di avere unica origine dalla registrazione della realtà oggettiva delle cose

anche a me erano servite le cose come erano, forse mi servirono addirittura per arrivare fino a TE, poi la loro importanza si interruppe contemporaneamente al TUO arrivo, al riconoscere TE piena di grazia e pensiero carico di purissimi atti sconosciuti, carica di avvenire come tu fossi un cannocchiale che si estese subito, con la moltiplicazione della propria lunghezza, fin dove il cannocchiale sa condurre lo sguardo grazie alla propria raffinatissima ottica di precisione

si capì che immagine era linguaggio più che le cose dette, piuttosto che una disamina oggettiva analitica e seriale delle cose appropriatamente espresse: che era vero sia si parlasse dettando alla scolaresca dei presenti la sera dell’aperitivo (preferibile il venerdì attualmente), o si tacesse scrivendo in piedi, sulla seggiola pieghevole di legno, nell’erba, tra i passeggeri del ponte di prua, che attraversano il parco cittadino, essi stessi piroscafi tuonanti di fretta

ho visto una foto, oggi, con parole che la accompagnavano, ho sentito il suono del chiaroscuro che strideva e gridava e ho sentito persino il rumore lieve dell’aria umida che sale, e una figura di donna quasi inconsistente “piena di grazia” ho pensato tuonando e commettendo peccato di usare parole di una preghiera per alludere alla tendenza delle figure a tornare al peccato originario dell’immagine della nascita: voglio dire ho visto una bellissima foto

annoto le parole che la reporter aveva messo sotto la foto, riconosco nelle parole che essa aveva visto il lavorio del tempo, del pensiero, sulla matrice identitaria della nostra soggettività egoista, l’azione degli affetti che costringe ad uscire per cercare, nella realtà, quello che è una immagine già presente dentro di noi: ho creato, con il desiderio, l’illusione di vedere il movimento del suo corpo nello scatto per estorcere alla realtà la sua bellezza inattesa

” Non resteranno che i ricordi. O sere che il dolore ha meritato, notti nella speranza di guardarti, campi del mio vagare, firmamento che mentre ammiro perdo…Definitiva come un marmo rattristerà altre sere la tua assenza. ” J.L. Borges

ora amo che TU mi manchi altrimenti non avrei niente da porre all’inizio di ogni gesto amoroso che verrà

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