liberazioni

21 Dicembre 2019 Lascia il tuo commento

Il filo spinato che venne tagliato via. E ora viene tessuto e riunito ad un altro filo che da anni si sporgeva in aria che mi ferivo sempre in vicinanza di te. Questo penso. Ma neanche è un pensiero. Vidi te la prima volta come destino privato e segreto, come una che aveva assai da raccontare degli strazi del cuore. Il filo spinato l’avevi steso lassù nel cielo, con diligente fervore estetico, come fosse niente, come non ci fosse modo di misurare restituire pagare il valore del tuo coraggio. Io vidi decenni di storia universale e la tua voglia educata e indomita: una che ferendosi appena le mani denuncia il tempo delle reclusioni. Il tempo dell’incubo, di un incurabile dolore di intere generazioni. Quel filo spinato fu un regalo, per me. Era un epopea da scrivere. Dalla malattia si può guarire. Non starò adesso a dire proprio a te di oggi, le mani piene di lacrime per la bellezza. A dire a te i matrimoni segreti. I cuori sulle nuvole. I fiumi, le acque buone del desiderio. I duecentosettanta giorni. La miccia che  innesca e accende la centrale del silenzio. Starò un po’ qui dove mi hai deposto. Oltre la linea della paura.


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