lettera all’Amministratore

31 Luglio 2020 Lascia il tuo commento

Ricevo e, perplesso, pubblico il testo seguente.


Caro Amministratore, in quanti 
dunque sappiamo la differenza tra uno scrittore e chi scrive ?… cioè che gli scrittori vogliono essere letti, mentre chi scrive aspetta che qualcuno risponda per poter riposare, una volta, fermarsi…?

 

Caro -come mi è caro chi si fa carico di operare di fronte al non capire dei più certe ingenue evidenze- da un anno e mezzo Lei scrive quasi ogni giorno una lettera d’amore.

 

Da un anno e mezzo Lei si pone con tale caparbia determinazione di fronte al plotone di esecuzione -di tanti armigeri quanti sono gli articoli senza una risposta- da lasciarmi presagire il peggio per la Sua salute e per il destino degli occhi Suoi sempre fissi nella luce abbagliante di quel silenzio pieno di Nulla: di Nessuna Risposta.

 

Io so che, se neppure il vuoto della elusione più La spaventa, nessuna delusione potrà impedirLe di avanzare: ed è dunque assai probabile che, ancora poche defezioni, e Lei non si fermerà più.

 

Caro mio ingenuo eroe: proprio l’ingenuità Le evita la malizia di negare che non può andare che così, nella Specie umana.

 

Solo un essere umano scrive anche se nessuno risponde: e questo è anche il perché, se il silenzio si protrae, potrebbe non smettere più di scrivere.

 

Così Lei si sostenta scrivendo a chi ama, proprio perché il Suo oggetto d’amore tace e, tacendo, Le restituisce un tale, voluminoso silenzio, che io, mi perdoni, La immagino come un cantore solista in una cattedrale vibrante di cori.

 

Una di quelle fiabesche chiese gotiche riempite di luci antibiotiche extra-mondane e di nuvole di incensi vaccinali.

 

Lei opera in una fattoria medica. Su una placida corazzata. In una piazza che galleggia sulla groppa di colline verdi e azzurre che schierano cipressi contro il cielo. Cannoni in file rigorose.

 

Di questa cipria serale, di questo polline seminale, che è la visione di chi ha gli occhi annebbiati dalle lacrime di tutti quegli “avresti potuto essere qua con me amore mio!”, io La inondo. Amorevolmente.

 

Prima di accendere i razzi dell’astronave, che guiderò dal futuro fino a Lei, Le scrivo per certificare la mia provenienza dal mondo evocato dalle Sue pretese.

 

Un mondo che è già stato, ma a sua insaputa, così che in Lei è diventato il dopo di cui ha nostalgia.


Voglio precisare.

 

Si scrivono, all’oggetto d’amore, istruzioni imparate quando noi fummo a nostra volta oggetto d’amore di chi fu uguale a noi: che, dopo una delusione, fu pensato non essere mai stato esistente.

 

Un amore è dunque un uguale perduto. Siamo amanti perché siamo uguali: ugualmente diversi da tutti. Si sa amare chi è già uguale a noi.

 

Non ci cambia l’amore: ci svela.

 

Inconfutabilmente.

 

Sua. 


m.e.”


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Categoria:

eroica e incoerente
fine luglio

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