L’emozione per la comprensione

25 Aprile 2017 Lascia il tuo commento

Mi chino sui racconti come il medico sulle ferite. L’odore del sangue viene prima della visione del taglio e della lacerazione.

Prima ancora viene il suono del corpo caduto: la memoria della inermità fisica, dei rischi che non si possono evitare, le cadute durante i tentativi, le lesioni contro i sassi le radici le scorze d’albero. I pugni i denti e le unghie degli antagonisti.

Ma c’è sicuramente una funzione neonatale congenita, una mente cutanea precedente a tutto questo, una intelligenza epidermica. La ricerca sulla fisiologia cerebrale troverà evidenze di un cervello epiteliale.

Un pensiero su strati funzionali sovrapposti come epidermide e derma. Successioni di modi: generatività, migrazione verso le superfici, maturazione, specializzazione, differenziazione.

Azioni mentali diffuse (non grossolane e non riducibili a schemi) di barriera selettiva, di filtro omeostatico, di intercapedine termostabile. Fino alla trasduzione di quegli strati recettoriali in idee: brividi di freddo o onde di piacere, orripilazione o fremito. Stati estremi corrispondenti all’implorazione e all’allontanamento che qui cito nel registro della preghiera del desiderio: “non smettere più! non lasciarmi mai!”

Mi chino sulle proposizioni narrative o esplicative all’odore al colore e al calore del sangue nei capillari epiteliali. Tiro su con il naso le lacrime invisibili: perché sempre viene l’emozione per la comprensione.

Racconto a mia volta i modi che mi consentono di comprendere il senso delle parole. Dico dei nessi latenti nel discorso che con le stesse parole compongono frasi differenti. Racconto della tessitura: dico che bisognerebbe conoscere tutte le invenzioni della specie umana per avvicinarci almeno un poco al dolore sostenibile.

Per adesso non è sostenibile il dolore derivante dalla grave perdita avvenuta nel processo di coscienzalizzazione. Nessuno sa quando abbiamo derivato da noi stessi per l’altro. Di certo un certo giorno ci siamo buttati ai suoi piedi o, in altri termini, ci siamo messi sulle sue tracce.

Per capire qualcosa degli altri tutta la conoscenza è precipitata in loro: sale nel mare che si è sciolto defluendo via da noi. Ora sciocchi come minestre sciape chiediamo agli altri la restituzione dell’intelligenza.

Protestiamo: ci fa sentire stupidi il loro non sentire la nostra privazione. Tutti ostentiamo i contratti di accordo e le carte bollate su cui sono formulate sanzioni di risarcimento.

Eccoci agitare i fogli, le braccia al cielo. Le mani ali di carta, noi macchine aeree semoventi. Restiamo coscienti ma privi di pensiero autocritico.

La protesta scivolerà verso androidi anfibi. Mormoriamo tra le labbra serrate fili d’aria modulata all’orecchio del nostro compagno di ventura per sfuggire una pur legittima autocompassione.

 


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