le mani di Pina Baush

27 Maggio 2011 Lascia il tuo commento

le mani di Pina Baush (*)

Ci accostiamo a tentare una serie di termini sconosciuti alla biologia : destino, immagine, colpa, figura, malattia, tempo di natura e tempo umano, nulla, vitalità, vita, rapporto, storia, scoperta, genialità, bellezza, fallimento, resistenza, opposizione, dolore. Cosi concludevo il precedente enigma. In nota, quasi per continuare, mi pareva necessaria una piccola aggiunta: termini sconosciuti ed alienati nella irrealtà di una loro natura ‘spirituale’. Un commento precisa: termini che nella irrealtà di una loro natura ‘spirituale’ saranno alienati e personificati, resi incontrollabili e temuti. Continuo sedotto dalla facilità apparente di quanto si accerta come una imprevista coerenza della proposizione occasionale.

Da tempo l’idea della vitalità della scoperta della vitalità non si esaurisce più nella seduzione di avere accesso a nuove possibilità espressive, piuttosto si affranca dal rigore, veleggia alla volta delle nuvole che attraversarono il cielo di due giorni fa. Nuvole ‘ricordo di nuvole’. Esse una volta fotografate in un certo modo furono utilizzate per alludere alle rappresentazioni dei surrealisti affinché fosse possibile definire sfilacciata la trama di organizzazione dei saperi sotto forma di trattato con la quale la scienza si impone da tempo immemorabile. Destino, immagine, colpa, figura, malattia, tempo di natura e tempo umano, nulla, vitalità, vita, rapporto, storia, scoperta, genialità, bellezza, fallimento, resistenza, opposizione, dolore furono termini che poiché si sottraevano alla biologia nei trattati furono alienati venne loro attribuita una irrealtà di natura ‘spirituale’ e, alienati e personificati, furono fatti percepire incontrollabili e temibili e alla fine, poiché oramai temuti, sottratti alla scienza medica degli affetti, esclusi dalla conoscenza. Ma essi sono configurazioni del pensiero che nasce nell’uomo per la vitalità della sua specifica biologia di fronte allo stimolo dell’assenza e all’irrealtà del nulla.

La nuvola assorbiva la luce e galleggiava, perché l’avevo inquadrata come fosse la sola nel cielo, perché volevo fornire l’idea di un evento naturale improbabile e dunque meraviglioso cosicché tutto il resto fosse oggetto della stessa meraviglia: così la luce azzurra del cielo  che pioveva riflessa sull’obbiettivo, così la probabilità che -con piglio surrealista- quel cielo surreale potesse ricadere sull’idea di sottostanti piazze metafisiche. Per sfuggire la forma del trattato, in verità una solitudine da manuale, mi mettevo a disposizione fugaci occhiate blu scuro, sguardi come accordi obliqui carezzevoli, mi immaginavo in saloni di festa di geometria irregolare, oppure coperto di pioggia nella tribù di una foresta tropicale del terzo millennio. Da tempo è in questa forma che si fa vivissima l’idea della vitalità della scoperta della vitalità, e rende del tutto trascurabile il fine di una nuova capacità espressiva: sembra voglia imporsi la costrizione ad un affrancamento dal rigore. In questo mare si veleggia ai prati, al cipresso degli appuntamenti d’amore e di infedeltà, alle rose e soprattutto alle pietre disegnate per la liquefazione degli orologi di Dalì, per sollevare il dubbio a proposito della natura sostanzialmente casuale del pensiero e accrescere il sospetto se i sogni di Magritte potessero essere stati davvero ‘nuvole veleggianti’ .

Le mani di Pina Baush sono una nuvola. Nella sua coreografia chiamata “Bandoneon” ci sono quelle ragazze e donne e uomini così ‘maledettamente comuni’ che paiono strappati per caso alla vita di tutti i giorni e messi lì nello spazio del balletto come miracoli metafisici per via di quella loro aggraziata presenza nel mondo quell’essere evidentemente realizzazioni di un modo artistico di pensare di una donna forte che pare aver preso quelle persone come le avesse scelte al mercato delle nuvole e nel farle ballare manifesta i pensieri che affannano gli esseri umani e sono pensieri di amore e pensieri a proposito delle potenziali nuove sorprendenti teorie della politica – e sono i pensieri delle soluzioni possibili e del dolore di quello che non è possibile di quello che non c’è ancora per porre fine agli affanni dei quali si compone la storia quotidiana delle persone.

Le mani di Pina Baush mi paiono riproporre l’essenza dei sogni, il loro movimento pieno di grazia inarrestabile. L’accordo operoso con cui si affiancano si intrecciano e si liberano mi ha fatto venire alla mente l’accuratezza di metodo della ricerca di quelli dei quali ho amato il silenzio travolgente. Le ombre e le luci di cui sono portatrici quelle mani chiariscono ai dittatori che c’è una irrazionale possibilità di accordi reciproci non solo tra mani esili ma addirittura una possibilità di tutti gli accordi possibili tra popoli in cammino e tra ceti differenti di una società maltrattata e divisa. Le mani di Pina Baush hanno il candore luminoso delle nuvole, la forza indispensabile a fotografare il cielo certi giorni in cui bisogna ribellarsi ad una solitudine fastidiosa. Ho rintracciato la bellezza delle mani di Pina Baush così chi vuole può vedere come casuale sia la grazia, capire quanto smisurata sia l’importanza del termine vitalità nella cultura della scienza del pensiero umano che presiede al miracolo del movimento incosciente.

Aggiungo per mia pura soddisfazione che è lei, la grazia in esame in causa e in questione, che determina la coltura dei gerani sulle terrazze dei volti degli spettatori del cinema delle opere e dei balletti. E realizza la cura delle fioriture ai balconi delle anime degli spettatori dei teatri e dei concerti. Essa si occupa della precisione della irrigazione del riso per quelli assiepati in file parallele concentriche nelle sale dei concorsi di ballo e alle panchine di ferro curvo sotto la pensilina delle stazioni delle capitali liberate dagli invasori. Quando gli invasori sono vinti alla fine dei conflitti, quando le stazioni si affollano di fumo sbuffante e il fumo si dipana nell’aria e svela figure di amanti e le figure appena emerse vengono subito folgorate dalla luce negli ioduri della lastra sensibile perché il fotografo li ha scelti tra mille altri per via proprio della vitalità implicita nella grazia furente di una posa ad alta temperatura sentimentale.

Qualcosa sotto la nuvola di due giorni fa, all’ombra luminosa di quella nuvola, si è mossa oggi scorrendo inavvertita come due mani magre che avessero dissotterrato un anello perduto da un turista al margine di una piramide.

Siamo stati a lungo spettatori assetati del consenso della musica, pur se poco sappiamo di armonia e composizione, e si è sognata tutti quella musica come un vestito rosso. Abbiamo esercitato per anni attimi di jazz proletario, e letture precoci per alimentare  le nostre premature speranze.  Adesso la farfalla sembra venir fuori, ma la grazia e la discontinuità -rivelatrici del pensiero non impazzito- sconsigliano movimenti troppo impegnativi del corpo nello spazio. Solo così potremo infatti continuare ad avvertire la sfocata bellezza dell’irrisolta questione di ciò di cui non si può parlare, della posizione incontrovertibile della punteggiatura nella frase, delle riprese di fiato nella recitazione e nel canto lirico, di altri fenomeni dell’espressione di noi verso un mondo inattendibile, e della necessaria discontinuità che sola fa fede della vitalità altrimenti insospettabile.

Si è chiarito che la durata dell’intenzione non è sostenuta da alcuna struttura ferrea, da nessuna legge fisica intransigente e bisogna pensare ai funamboli tra i grattacieli quando si illustrassero le libertà immaginative.

Bisognerà confidare su barriere di fucilieri armati di SI e di NO rivolti genericamente in fuori e in su verso le lune d’agosto, tutti impennacchiati di ardore, rossi alle guance per il rinculo continuo di spari che si perdono nel vuoto illuminato dalla magia al fosforo dei flash. I nostri inviati sul limitare del mondo portano cattive notizie, telegrafano con intermittenze intelligenti che il mondo travolge i sensi con strepiti di minimalismo ironico da parere saggezza e – all’opposto e dunque al peggio – con ideologie tirate su frettolosamente come i tendoni della protezione civile sulle rovine dei terremoti che risultarono – neanche tanto tempo fa – argini eretti contro le nostre speranze da raffazzonate inculture nazionalistiche.

Per adesso è il pensiero che dovrà essere riconsiderato nella sua natura. Noi sappiamo di un mondo che, essendo ottuso e inanimato, fonderebbe la materia del pensiero in un attimo se esso volesse applicarsi con rigore al dato muto dell’esistenza delle cose senza vita. Dunque la vitalità assicura al pensiero la discontinuità indispensabile a modulare sapientemente (ma per noi è ‘naturale’) la relazione con le ‘cose’.

Ora di nuovo possiamo ricordare: ci accostiamo a tentare una serie di termini sconosciuti alla biologia : destino, immagine, colpa, figura, malattia, tempo di natura, tempo umano, nulla, vitalità, vita, rapporto, storia, scoperta, genialità, bellezza, fallimento, resistenza, opposizione, dolore. Se mi chiedo una ragione di parole che sembrano evocare qualcosa in più di una semplice trasformazione delle capacità espressive, qualcosa che va oltre la proposizione esclusivamente personale, ritorno alla frase di poche righe sopra che dice chiaramente che da tempo la potenza della vitalità della scoperta della vitalità – non esaurendosi più nella soddisfazione seducente di avere avuto accesso a nuove inattese capacità espressive – piuttosto mi si è mostrata come una costrizione alla ribellione, un imperativo categorico ad affrancarmi dal rigore di valutazioni prudenti per veleggiare alle nuvole di ieri, al vuoto azzurro del cielo che è l’idea astratta della conoscenza della vitalità che non ha immagine ma non si confonde più nella mente con l’irrealtà che è pensiero senza la vitalità della quale da un po’ si cerca di dire qualcosa .

Oggi le nuvole di ieri si sono legate alle rappresentazioni della vita dei surrealisti quel tanto che, senza fare alcuna confusione di significati, è solo una divertita tecnica figurativa, una licenza grafica, o una fertile contaminazione, per dire che le nuvole care a certe rappresentazione dell’astrattismo surrealista suggeriscono che possiamo pensare possibile che la trama della forma di trattato, con la quale la scienza si impone da tempo immemorabile, si sia definitivamente sfilacciata

E’ là di fronte a noi: c’è una piazza piena di ragazzi indignati i loro corpi tatuati a dire no notte e giorno, ragazze e ragazzi che lottano e si esprimono anche dormendo, come avessero scoperto che il sonno che li espone alle peggiori repressioni poiché essi perdono il controllo cosciente sulla realtà dell’odio dei tiranni – pure forse è lotta e ribellione  perché c’è una possibilità di comprendere una vitalità diversa dall’istinto dell’animale perché quei ragazzi e ragazze non hanno l’istintivo bisogno di realizzare la sicurezza fisica per tornare al sogno e alla nascita e dormono sotto gli occhi dei dittatori realizzando la certezza del diritto ad essere attraverso la realtà incosciente del compagno e della compagna addormentati gli uni accanto agli altri.

C’è una piazza surreale sotto un cielo del potere politico ed economico dove dormono e sognano giorno e notte molti ragazzi e ragazze. Sono belli come le mani di Pina Baush, forse le mani di Pina Baush sono i ragazzi e la piazza tutto insieme.

Io non sono più solo perché guardando la Piazza della Porta del Sole piena di ragazze e ragazzi che lottano giorno e notte capisco che i miei pensieri di oggi si legano e forse sono gli stessi pensieri di ieri, pensieri della grazia necessaria alla lotta e alla ribellione, detti con parole sempre differenti che si alternano nella mente al variare dei timbri luminosi ed opachi di nuvole e cielo: che restano uguali da sempre. Sono parole come: nulla destino colpa malattia dolore figura. Poi: vitalità immagine tempo  storia. E infine: vita rapporto  genialità scoperta resistenza opposizione.

(*)qui


mi piace pensare
enigma

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