le cicale sull’albero dell’amore teso verso il cielo australe

22 Settembre 2011 Lascia il tuo commento

una cicala come se ne possono vedere a migliaia

le cicale sull’albero dell’amore teso verso il cielo australe

Un amore interdisciplinare per realizzare la difesa delle cose che stanno crescendo. Faticare per lavare le arterie, anche sotto il sole. E non importa se si tratta di ruotare su circuiti di somari alla ruota dei mulini.  Faccio la farina a mio modo, ad esercitarmi, a offrirmi certi modi quasi automatici di studio e avrò o dovrei avere – penso – in cambio, le pietre magiche, i sassi sferici lievemente irregolari, le ambre grigie in anfore panciute nelle mie mani: da accostare alla fronte, alla stufa per scaldare la materia fossile e poi portarli – pesanti come fardelli di certe colpe d’amore invernale – al camino, al tappeto, alla poltrona e finalmente alle labbra.

Dovrei avere in cambio, dalle mani di certe passioni, il materiale traslucido del grasso di foca: la cui profumata pungente consistenza si realizzò nell’ascolto della sonorità delle chitarre degli ‘America’ (*). Per altro posso dire che certi giorni io ho ritrovato il cuore medesimo al suono della tua voce, le volte che mi facevi da contrappunto ricucendo i lembi delle arterie strappate dalle unghie affilate delle aquile. Tu conosci il gioco assassino di  creare la realtà sensuale degli innamorati,  quando la vicinanza li costruisce nuovamente irresistibili. La formula è “….tu sei me, io sono te, e vale solo la verità che se no casca il mondo, si sciolgono le calotte polari e saremmo costretti a piangere nostro malgrado ….”

Io della conoscenza, messi di fronte nella stanza gli uni all’altro, ho imparato i tempi, le ore lunghe che poggiano sulle anche stirate e accostate al muro, ad ascoltare: e la solitudine sulla seggiola grande bianca del capitano Achab : a sfidare il sonno. Nell’apprendimento ho scoperto che vige una veglia senza coscienza – mi protegge l’immobilità nella calma della stanza – e sogno sempre un volto di donna e questo è per la necessità di ricreare un rapporto: perché mi sembra che l’idea dell’altra sia il lusso che mi posso consentire. Ho scoperto che studiare è il gioco nuovo della dedica globale indispensabile della mia propria vita che non vada mai sprecata.

Alla fine di ogni giorno la luce dalla finestra scivola via e i legni dell’armadio, delle gambe del tavolo, gli infissi… : sono costellati di secche opalescenti mute di un esercito di cicale d’oro che volano via fuori in direzione inversa all’oscuro che mi tinge il viso e le mani. Faccio l’estate rischiando, nel pensiero solitario, la crisi dell’identità quando scopro la certezza che il pensiero senza coscienza della nascita non è ricordo che possa mai essere portato alla coscienza che possa consolare la coscienza. Il buio entra attraverso le finestre e le mani -appoggiate ai ferri della ringhiera che proteggono il corpo dalla caduta nel vuoto- mi sorreggono  con leggerezza, affinché io possa avere la certezza del cielo australe traversato dalle traiettorie di pianti augurali di neonati mentre riesco a comprendere solo la vitalità: l’impossibilità della morte del pensiero.

Ci sono fiori carnosi di analogie negli amori interdisciplinari che sono gli unici a fornire qualche speranza che si possa sempre difendere quello che sta crescendo: non aggredire i figli, non violentare le donne, non sfruttare il lavoro delle persone che vengono a spolverare il trave del soffitto e il ripiano della cucina.

Percezione del mondo e realtà umana di immagine, oggetti su cui proietto quello che sono: trascorro intere giornate a gloriarmi del mio succo di frutta tropicale mentre altero tutto quanto capita a tiro della mia felicità.

E mi sveglio: un albeggiare di frammenti di vetro sono volti di naviganti naufragati sul prato e lo sfiorire improvviso dell’erba fa la savana delle guerre tribali dei guerrieri adolescenti, i figli guerrieri. E ora i figli sopravvissuti alla guerra sono tutti fuggitivi ammassati dove la spiaggia è un confine e la mano – che tira fuori insieme con il loro magro insignificante corpo il nostro stesso corpo dal mare – è pane dorato e poi diventa le ali della vittoria sulla fame. E l’amido è ricchezza nelle vene e le chiacchiere  delle donne e le farfalle fruscianti attorno alla testa sognante delle figlie. Le figlie dormono sulle stuoie al centro delle capanne.

Nel corso del sogno io so che quelle donne sono maritate a uomini altimagri che essi hanno il pregio della dignità e dell’onesta e somigliano a statue di silenzio. Regnano eternamente al centro del loro cuore esse ne parlano come pertiche di acciaio dentro di loro come degli assi longitudinali che le attraversano per sostenere l’assenza nei mesi di caccia all’altro capo della foresta.

Uscendo dalla stanza a sera per rappresentare quel silenzio tribale avevo preso l’abitudine sedativa di pensare i pianoforti nelle stanze deserte dei conservatori musicali la notte precedente il concerto.

Cosi ho visto la gloria delle molte cose di cui il mondo va fiero passeggiando da mille anni accanto a te che fai apposta -credo- a starmi al fianco: a recitarmi frammenti della commedia delle nostre vite così come sono, a dire che esse sono del tutto differenti da quelle che avrebbero potuto essere.

Così io so che devo ricordarmi di rifare sempre tutto meglio “…. non si sa mai….” Fare sempre tutto meglio di quanto pensassi di saper fare. Fare sempre quasi da capo. Così sogno gli esercizi per la mano sinistra che la rendono leggera.

Perché a me l’amore per il linguaggio è costato una eccessiva lateralizzazione: che per certe cose è svantaggiosa e per la tecnica dell’esecuzione musicale è un vero e proprio handicap. Posso fare, alla fine, soltanto il cavaliere che protegge la propria inetta parte sinistra con la forza della tua bellezza di ragazza.

E tu intanto ti affidi a me per la mia forza, tutta  asimmetrica perché è tutta dalla parte della mano abituata alle armi, la mano libera, la destra del diritto e della ragione, ahimè!!

Allora si capisce che non deve essere una sublimazione l’apprendimento del linguaggio perché nella rabbia la forza si perde.

(*)(http://www.youtube.com/watch?v=f5J54RVZjYs)


mai più soli
la migrazione delle api

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