ladronerie

15 Ottobre 2019 Lascia il tuo commento

Che uso fai di te in te? Che spingi a dopo? Che snoccioli di candide noci nella tenebra tiepida del cuore? Che incombenze ti proponi? Da quale vaso di quale forma estrai il burro d’acini frantumati che ti farà ancor più desiderabile? Che lavori ai telai delle tue mani per il mio stupore di domani?

Ti ho vista. Dal vestito di pece officinale svettava la pennellata del tuo esile ardire. Eri un vessillo blu e nero sopra la folla di un torneo.

D’altra parte io avendo appena sfiorato l’Everest dei tuoi capelli mi sono aggravato del furto del tuo intero profilo che precipitava giù in una linea di acqua e luce tutta curiosità e volere.

Devi essere tu che hai mandato il sonno a riparare la colpa imperdonabile di tale ladroneria.


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(...)
edilizia sentimentale

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