la vita dietro l’angolo

17 Aprile 2020 Lascia il tuo commento

nella foto

l’altro lato del giardino dei ciliegi

(collezione privata)

Grosseto – nel bel mezzo dell’Italia – ore 13

la giovane donna:

”… poi mi manca averLa fisicamente di fronte. Ieri, appena L’ho vista sullo schermo, per la nostra seduta che va immaginata poiché solo vedere non conta, sono crollata, avrei voluto essere con Lei e misurare con l’aria addosso la distanza dei corpi -insuperabile ma densa di affetti timori paure gioie presentimenti sentimenti pianti inghippi del sangue e tremori alle dita- l’inclinazione della rampa di scale e l’altezza del paradiso: che è esattamente al piano della poltrona…”

io:

”… impareremo le parole che superano il vuoto delle distanze.”

ancora io:

”… impareremo a dire: ‘io ci sarò sempre’. Impareremo a fidarci delle parole.”

non contento:

”… impareremo (sottinteso) a piangere per quello che non si può più dire ma tanto non era possibile neanche prima solo che facevamo i furbi, recitavamo senza interpretare. Oggi impareremo a interpretare e diremo solo la gioia e il dolore di non poter tutto dire a parole.”

e ho dovuto aggiungere:

”… e tu saprai che ci sono e io saprò che finalmente impari a vivere.”

stavo per concludere, dunque:

”… perché altro noi non possiamo fare mai. Tuo è il pensiero che dice rivolto all’immagine di me ‘Se so che ci sei posso vivere’. Mia è la notte lucente che conclude ‘Se so che mi pensi vivendo allora forse è valsa la pena che io ci fossi quando tu venivi a far finta.

ma non bastava e dunque ecco l’avvertimento:

”…. poi sappi che queste parole che mi succhi dal ventricolo sinistro, con la sottile agocannula intra/cardiaca in questo giorno di apprendistato di psico-cardio-chirurgia, saranno riversate sul sito. Confesserò che sono frutti di un furto ai tuoi danni. Che ti ho rubato lo stimolo a parlarti perché tu a causa di fantasticheria di ‘abbandono’ per le distanze imposteci da governati folli e anaffettivi, t’eri quasi orbata di un occhio…. e aggiungerò che lo stimolo era la punta acuminata d’una spina di rosa che ha fatto sanguinare anche me. E che dunque, tuttavia, ho ‘operato’ col dito ferito. Fiducioso che mischiare il tuo sangue col mio non è minaccia di infezione ma suggello di un patto.”

Non manca più nulla. C’è tutto in questo abbraccio. In fondo al foglio. Subito prima della vita. Che torna.


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resistenza all’obbedienza cieca
fioriture

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