la pigra coscienza della realtà percepita

17 Settembre 2012 Lascia il tuo commento

Si ha coscienza della mancanza di materia nell’incisione e nella sottrazione. Di quella realtà sottratta è probabilmente costruito il grattacielo del mio amore per te.

Coscienza della realtà percepita. Non percepito lo svolgersi della funzione mentale. Inutile riferire ad essa lo statuto di inconscio. La coscienza è funzione ‘superiore’ essenziale, ma -legata come è alla percezione, che è una integrazione relativamente tardiva- non possiede nessuna parità con le azioni fulminee della biologia mentale che garantiscono integrità al pensiero attraverso la continuità. È il paradosso di Achille e la tartaruga. È la freccia sempre in corsa per percorrere segmenti insuperabili. Perché il pensiero del soggetto, quello che non dipende dalla percezione, è rapidissimo a dividerli (ognuno nelle proprie ulteriori e sempre più piccole metà), assai prima che la coscienza dello spazio da superare sia percorsa dalla figurina di una freccia acuminata e innocua.

Se c’è stata, ieri o prima, una mia eventuale chiarezza, non è stata per l’azione della ragione che si era esercitata a proposito della coscienza di noi. È stata un’interruzione della coscienza, semmai. Quando ho raggiunto le tue parole già dentro di me. Non avevano transitato dalla comperensione. È questa la modalità e la natura del pensiero del primo anno? Quando la difficoltà dell’integrazione delle percezioni fa sì che tutto quanto accade sia prevalentemente proprio? Una responsabilità di tutto che potrebbe diventare modalità di comprendere le cose. (Che se ci si ammala è idea persecutoria). Il seno buono e cattivo fanno il ragazzino buono e cattivo. Io che altro sono se non buono e cattivo se sorridi o sgridi cosicché poi qualche volta devo curarmi l’amore che non coglie la separazione delle figure. D’altra parte non si cresce se non possiamo ripristinere tra di noi, io con te che sei migliore di me, la prevalenza necessaria di un mondo intimo. La funzione superiore della coscienza non operava all’inizio. Adesso il sole e lo svago bisogna meritarseli.

Ma è definito: il piacere di sperare che la funzione della coscienza possa finalmente comprendere il non cosciente nel suo svolgersi, possa comprenderlo senza frapporre tempo in mezzo, è una gratificazione illusoria. Portare il non cosciente alla comprensione della pigra e tardiva coscienza è un evento da svolgere. E, quando tutto è chiarito, il tempo della comprensione si è arricchito di ulteriori atti non coscienti. Fermarsi, per congelare il tempo nel momento esatto della comunicazione di quanto si vuole interpretare, significha fantasticare di poter interrompere l’azione fisica della biologia cerebrale. In più è rassegnarsi (sancire?) l’incomprensibilità assoluta del primo anno di vita. Si può credere di sapere ciò che accade, e comportarci di conseguenza. Ma quell’agire, che è della clinica, necessita di strumenti transitori rigidi: il setting. Inattuabili al di fuori. E poi? E dopo? Che ne è della conoscenza nel rapporto umano? È possibile una certa depressione della psichiatria. Una possibilità di depressione che aspetta, diciamo così, dietro l’angolo.


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