la migrazione delle api

17 Settembre 2011 Lascia il tuo commento

la migrazione delle api

Sono giorni di persone cattive e tristi, di arnie svuotate dalla migrazione delle api. I nostri corpi comunque lanciati nel tempo -ad inseguire con audacia le premesse sussurrate- fanno un rumore insopportabile ai sacerdoti. In più bisogna rivelare che specialmente il naturale ancheggiare delle femmine viene perseguito come sovversivo. Arnie silenziose rischiamo di diventare anche noi. Al fuoco e al fumo che non promettono nulla di buono. E ci si sveglia non sempre  in una buona disposizione.

Cercavo qualcosa di oscuro per individuare il tono della mattinata: un giorno di sole e umidità ma senza luci. Ce ne sono. E’ la proiezione di stati d’animo personali – mi dico – e addio la conoscenza. “Biancaneve” dei fratelli Grimm in una edizione illustrata da Benjamin Lacombe. Metto una riproduzione per illustrare il foglio con uno spunto di colore isterico e patetico, commovente se mi intendete. Chi mi intende stabilisce subito l’amore come forma di accordo, determinando inevitabilmente l’esistenza di inquieti diavoli neri per tutti gli altri.

Nelle pagine il rosso ciliegia delle labbra e dei cuori è quello rutilante del sangue ma ha una tonalità che riconduce alla diagnosi dell’avvelenamento da ossido di carbonio quando l’emoglobina trova affinità deviate e non veicola più l’ossigeno che consentirebbe il fuoco della vita ed è di un rosso ciliegia sgargiante che annuncia la morte, se il medico non accorre ad arieggiare, disperdere i fumi invisibili, rianimare, supplire il respiro, restituire. Restituire. Aspettando.

Le parole nate dall’immagine del rosso velenoso di patetici avvelenamenti tardo ottocenteschi diventano riflessione “Capita che non ti uccidano – come progettato – perché si tengono le mani pulite confidando nella ferocia delle belve del bosco e della tundra. Ma la pietà di un viandante pastore in genere o di donne di malaffare senza fissa dimora e di cuore tenero -tutto questo ben di dio- arriva prima del compiersi della disavventura malignamente auspicata.”

Eccomi dunque ancora vivo e guizzante, da anni a chiedermi dove risieda l’organo della vitalità che mi ha sempre consentito di essere ancora al mondo all’arrivo del viandante e della puttana di turno. Io nella buona sorte penso l’anatomia dell’encefalo come la vidi la prima volta magistralmente ritratta a colori irripetibilmente suggestivi o in rigorosi inchiostri di china.

Ho in me quei disegni che svelavano -col tempo dell’osservazione- la precisone dell’occupazione degli spazi e, a vedere bene, la meticolosa passione dell’anatomista pittore. Ora -mettendo precisamente a fuoco la ghiandola ‘pineale’ sulla sella ossea che sostiene anche il chiasma ottico- riponevo in una sede profonda e protetta le parole per chiarire la collocazione del mistero.

La realizzazione d’essere medico. Sempre la ricreazione di un mondo fantasioso che la mente ha cercato, rappresentato, riprodotto, battezzato centimetro a centimetro associando forme a funzioni e disegni a mitologie. La ghiandola è suono di una idea sintetica che reperisce in cunicoli di inferno e foresta incantata una somiglianza adatta alle gesta epiche del misterioso pensare degli esseri umani.

Il mondo della medicina è rigoglioso: non ha perduto mai del tutto la fantasia di indagare nella materia senza porsi limiti. E’ un mondo sfrontato di cercatori di tesori che mettono l’allegria addosso quando entrano nelle stanze. Sorridere, intuire, scoprire, sapere, chiedersi la conferma, domandare solo alla fine- è metodo d’ingresso alle cose, metodo degli scampati al disegno della disperazione.

“Mettiamo  sempre le mani addosso al diavolo, noi…”: sorridendo ebete al tavolo di un bar. Io so che in quel sorriso c’era tutta l’allegria d’un essere sapiente perchè riesco a trovare le parole corrispondenti all’idea della mia storia senza la fatica della narrazione noiosa degli eventi. “E’ l’azione della ghiandola al centro del disegno colorato”. Ora è ghiandola anche il tavolino del bar.

Ha qualità estremamente sofisticate questo delicato accostamento di realta fisica dei corpi e di dura materia costruita in spigoli e inclinazioni: al tavolo di ferro e marmo di un bar sto al centro degli artifici luminosi del giorno, trai palazzi e le strade: costruiti, ricostruiti, cambiati, fusi e rimodellati in centinaia di anni, in mezzo alla palude malarica, dalle mani forti degli operai. Le api.

Al centro di un mondo è tempo rappreso la trasformazione. Farsi sicuro di me, aver imparato a dire le qualità dell’azione di una ricerca senza coscienza “…essa è opposta allo sfruttamento del lavoro che è fatica muscolare muta sottomessa alla velenosa leggerezza di un progetto di dittatura…”- “…è la passione di gettarsi in caduta libera nel tempo alle spalle, dentro la certezza dell’intelligenza dell’altro.”

E’ ghiandola il tavolino del bar cui sto seduto un poco flesso, col busto inclinato sui disegni di questo diverso libro che evidenzia una anatomia differente: che è un arnia ronzante da cui cola il profumo del miele nuovo. “…la mente è lavoro nella sfera della attività mentale non narrativa, arte differente dall’arte nota….” Trovo il linguaggio senza figura per la biologia corrisopndente a specifiche attitudini dell’uomo: una perplessa condiscendenza.

“… perplessità che non diventa confusione perché si ha la conoscenza medica che consente la cura, e condiscende alla fisiologia con la terapia…” Così racconto il pensiero di chi non è stato ucciso dall’ignoranza, neanche questa volta. E realizzo nella mente il pensiero verbale che scrive certe forme di odio “…veleno di affinità fatali…”

Seduto inclinato appena sui fogli stupefacenti impigliato ad oscuri desideri risalenti muri d’aria dal piano di marmo. Sono alla base della piramide sulle pietre dei sacrifici. Esploro su per il naso delle divinità alla radice simbolica del pensiero – su in alto al centro del sentimento platonico, nel cuore aereo dell’idea-in-sé – e atterro sulla groppa di Giove.”

L’allegria adesso costruisce il giorno molecola su molecola mentre l’odore del caffè sale verticale dal tavolino rotondo del bar annebbiando la vista con una trapunta di vampe di emozione che salgono dalla griglia sotto di me. Le figure degli organi cerebrali ammassati nell’atlante di anatomia si sovrappongono alla camminata di persone in fuga tra tavoli e strada e gli spigoli delle edicole.

Il mondo è rosso ciliegia sgargiante e odore denso di caffè e uno spunto di colore isterico e patetico, commovente se mi intendete. Il mondo è uno sciame amico di api che sale a coprire gli occhi. E’ fantasia luminosa di tanti anni ad occuparmi di non disperdere quanto di stupefacente c’è sempre stato nella medicina.

E’ stato bene aver studiato da medico per scoprire il linguaggio che nomina la propria storia che sono tutti questi uomini e donne a correre rapidi tra tavolini edicole portoni e porte scorrevoli e cemento e asfalto. Dire “.. noi dispersi lontani attraversati da tutti gli altri, semidei narranti…”

E appoggiare il viso sulle palme delle mani e riposare gli occhi, rifiutare la visione fisica delle cose, per scoprire se alla sparizione degli oggetti del mondo ci prende il terrore oppure….


le cicale sull'albero dell'amore teso verso il cielo australe
un'adolescenza da premio nobel

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