la mia nuova vita che prendo in adozione

6 Agosto 2020 1 Commento

Comincia in anticipo la vendemmia che copre di rosso l’inverno che torna. Mi inviano lavori di traduzione avvertendomi che, per dare un respiro a quanto vado scrivendo, una lingua non bastava.


Suona un po’ come il rimprovero di qualche giorno fa, nella “lettera all’amministratore”, che svegliava me dal rischio di stare eccessivamente compunto tra troppe persone mute come attorno ad un cadavere.


Sono dunque, seppur non esplicitamente, avvisato che sarebbe pericoloso ‘restare’. Che desistere dal rischio di portar via i testi dalla loro attuale circostanza è morte certa.

 

Per adesso io ho fotografato la pagina dove i due amanti giacciono una sull’altro. Le parole madre e il testo tradotto infantile e nudo. O, come sembra a me, il ragazzino (il testo originale) irriconoscibile ai miei occhi (perché io non ricordo di aver scritto quelle cose ma di certo dimenticare è stata una salvezza non modestia) è il testo in italiano che sogna perduto sopra il corpo prosperoso delle parole tradotte.

 

Forse così tutto acquisisce leggerezza ed io potrò resistere alla critica di una mia tendenza estetizzante sempre eccessiva. E forse diventare più bravo, scrivere in toni più generici.

 

Questi traduttori generosi, dunque, mi liberano da una soggettività presuntuosa e ingombrante. Io libererò l’amore imprigionato nella rete delle cose scritte e dimenticate.

 

Il bastardo che torna parla una lingua sconosciuta. Non proprio bastardo perché so riconoscermene genitore. Ma è figlio anche d’un furto dell’altrui passione. Di chi non riusciva a vedermi morire.

 

La vita dopo l’amore, che l’amore ha trasformata, ha una fisionomia perturbante. Non si può che prenderla in adozione. Sperando di riuscire ad amarla.


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1 commento

  • Anna says:

    Spesso, in aeroporto, ho ascoltato lingue sconosciute. Di chi, nato da genitori emigranti, aveva inventato un nuovo idioma, fusione di parole ancestrali e nuovi suoni. Una nuova lingua, che, invece di rinchiuderli nella propria peculiarità, rende il loro pensiero comprensibile in entrambi i paesi di cui sono figli…

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