la metà del mio cuore

15 Maggio 2011 Lascia il tuo commento

 

la metà del mio cuore

” Se qui c’è la metà del mio cuore, dottore, l’altra metà sta in Cina, nella lunga marcia verso il Fiume Giallo, e poi ogni mattina dottore, ogni mattina all’alba, il mio cuore lo fucilano in Grecia. E poi, quando i prigionieri cadono nel sonno, quando gli ultimi passi si allontanano dall’infermeria, il mio cuore se ne va dottore, se ne va in una vecchia casa di legno a Istanbul. E poi sono dieci anni dottore, che non ho niente da offrire al mio popolo, niente altro che una mela, una mela rossa, il mio cuore. E’ per tutto questo, dottore, e non per l’arterosclerosi, per la nicotina, per la prigione, che ho quest’angina pectoris. Guardo la notte attraverso le sbarre e malgrado tutti questi muri che mi pesano sul petto il mio cuore batte con la stella più lontana.” ( Nazim Ikmet – “Angina pectoris” )

C’è oscurità sulla retina, le palpebre abbassate, se volessimo sapere il contenuto di pensiero di oggi non sarebbero figure costruite dalla sensazione ottica, sarebbero necessariamente immagini, condizioni fisiche della biologia libera da stimoli esterni. Oggi è una nuova foto assai scura per confessare che non sappiamo cosa abbia nella mente una nazione intera, ma che qualunque cosa sia è originato da un’idea del sogno che si legherà alle sensazioni della coscienza al risveglio, e farà un pensiero e una decisione che nessuno può realmente conoscere. Oggi come sempre sapremo solo tardi il pensiero attraverso l’esame cosciente delle decisioni prese da ognuno. Nella mia mente una cascata di lucciole in un angolo della semisfera del cielo il resto ignoranza. Cerco gli istanti buoni, i momenti di felicità per iniziare, ed è sempre più difficile di questi tempi stare bene, perché sempre di più risulta chiara l’impossibilità di sapere perché molte cose nel modo di pensare di una nazione sono andate come sono andate, e si deve sempre più spesso constatare la prevalenza dell’odio. Filosofi, politici, letterati, pensatori accreditati, dicono da molto tempo dell’origine dal nulla – dicono affermandolo con sicurezza cosicché si avrebbe modo di credere che il nulla esterno all’uomo sia il rilievo di una scoperta scientifica del pensiero umano – ma se si cerca di approfondire si evidenzia che il nulla esterno all’uomo è una credenza, e non una scoperta scientifica, e si può addirittura affermare che -al contrario- è la conclusione di un errore di pensiero che non sa esercitare al proprio interno la differenza tra figura ed immagine e che non la può esercitare perché non la sa: forse non si è mai preoccupato di saperla. Al contrario è comprensibile a tutti che la figura è per stimolazione fisica della retina e solo l’immagine è pensiero per cui siamo tutti in grado di capire la poesia che dice ‘…la mia ragazza è il mondo….’ In quell’ambito della ricerca si può azzardare una genesi del nulla: esso non deriva dalla stimolazione dei sensi che è impossibile per assenza dell’oggetto fisico in grado di agire sugli apparati sensoriali, e invece è certamente immagine e creazione umana. Dunque la sanità è non temere il nulla ed essere in grado di ‘lasciare’ il mondo delle figure emergenti alla coscienza stimolata dalla realtà del mondo fisico esterno, e dormire, o rifiutare la realtà materiale delle cose nella faccenda circostante la rivoluzione. La vitalità è la fisiologia della biologia della materia cerebrale umana: essa si è rivelata -unica nel panorama della natura delle creature viventi- in grado di realizzare la realtà mentale della propria ‘storia’. Noi sappiamo, in qualche modo, la necessità di non annullare le vicende del signolo e della società successive all’azione della lotta rivoluzionaria contro sistemi politici e condizioni sociali insopportabili. Noi -soli- sembriamo in grado di salvare il concetto di storia, anche riguardo alla vicenda interiore delle variabili condizioni mentali conseguenti a gesti decisivi di insofferenze e impavide ribellioni, a carico delle persone piene di odio e del pensiero filosofico che fa del nulla una realtà da cui deriverebbe ‘tutto’.

C’è oscurità sulla retina, le palpebre abbassate, e se volessimo sapere il contenuto di pensiero di oggi, non sarebbero figure costruite dalla stimolazione ottica: sarebbero necessariamente immagini, condizioni fisiche della biologia in assenza di stimoli esterni. ‘Nulla’ in tal caso è realtà di immagine che faccio quando inizio a scrivere ‘ …amore mio…’  nel mezzo della agitazione allegra di un mondo di suoni e balli disordinati. E’ gioia del pensiero dire che l’immagine ‘nulla’ è creazione mentale e massima espressione di una sana vita psichica che denuncia ripetutamente la confusione tra il nulla e ‘nulla’ . Il nulla come ‘origine’ proposto dalla cultura è una falsa scoperta scientifica, che propone una realtà di inesistenza materiale fuori dall’uomo e vuole confonderla con il pensiero che è esistenza di una realtà non materiale dentro l’uomo. Sulla corteccia del salice cui giorni fa ti eri appogiata nel baciarmi resta evidente l’impronta dell’assenza di te che non fa paura perché è realtà di pensiero per distanza d’amore, certezza che ‘nulla’ è materia di fantasia che ricrea te come realtà del ricordo.

C’è oscurità sulla retina, per via delle palpebre che sono distese sugli occhi, e sapere il contenuto di pensiero di oggi non corrisponde a figure costruite dalla sensazione ottica, e saranno necessariamente immagini corrispondenti a certe indeterminate condizioni fisiche della biologia, quando si libera, per il sonno o la distrazione, dalla dittatura degli stimoli esterni. Come sempre, alla base di ogni movimento delle persone, saranno le attività del pensiero a realizzare anche oggi giorno di elezioni, le decisioni imprevedibili che faranno la volontà popolare. La volontà popolare farà gli equilibri di poteri violenti che stabiliranno i limiti entro i quali si articolerà per anni la nostra vita e in sostanza le nostre possibilità di essere felici o infelici nel mondo. Per queste implicazioni tra pensiero e realtà bisogna fare la ricerca sulla differenza tra figura ed immagine, per denunciare la natura delirante dell’idea del nulla come fosse la verità rilevata da una prassi scientifica. Prima di procedere a perseguire con determinazione le decisioni a proposito degli esseri umani la scienza politica e le scienze sociali e filosofiche, e chi si occupa dello statuto scientifico delle prassi umane e dei metodi che sostengono tutte le affermazioni culturali, dovranno occuparsi di quella distinzione. Comprendere la differenza tra vedere le figure per stimolazione della retina, e pensare le immagini che è una creazione del pensiero -che solo successivamente si lega alla figura durante la veglia e la vita cosciente e può cambiare la nostra percezione del mondo- e che comunque può sempre originarsi dalla realtà della biologia cerebrale in assenza totale di stimoli esterni. Nella ricerca della demarcazione tra figura ed immagine si genera la possibilità di comprendere come la biologia umana sia dotata di una propria specifica qualità, una vitalità che consente che nell’uomo possa nascere l’idea del ‘nulla’ che esprime la potenza della fantasia, la pienezza del pensiero di fronte al vuoto fisico esterno e al vuoto psichico interiore di chi potrebbe essere impazzito.

Oggi traccerò una crocetta sopra un simbolo, e la X proporrà di nuovo la pretesa irrazionale del mio rifiuto insieme alla certezza di non sapere nulla di ciò che accade nella mente delle persone accanto a me. Per un attimo farò il ‘nulla’ sulla rassegnazione, su tutto quanto si opporrebbe ragionevolmente alla pretesa di trasformare la mia vita e quella delle persone che amo attraverso un segno grafico tracciato su un marchio colorato. Ho la certezza del dolore se prevarrà l’odio, come accade sempre quando l’odio si oppone a qualsiasi possibilità di fare la ricerca. Posso continuare a resistere perché so che il nulla esterno all’uomo non è una scoperta scientifica e che il pensiero umano deve essere ancora riconosciuto nella scoperte che hanno chiarito la sua origine e natura, ed è evidente che ci siamo inventati parole per dire le immagini di cose che sono dentro di noi e non derivano da alcuna percezione di una realtà esterna.

Traccerò una crocetta su un marchio colorato con la certezza senza ragione che vale la pena agire di fronte al vuoto fisico e alla miseria psicologica che si è determinata in una nazione. Può accadere che uno, di fronte al vuoto fisico e all’assenza psichica, non riesca sempre ad opporre la propria immagine e che sia preda di una angoscia per quella mancanza di vitalità: è l’angoscia della nostra impotenza a reagire con una immagine alla assenza di oggetto -fisico o soprattutto psichico- che viene poi proiettata all’esterno come idea dell’esistenza del nulla. Quel nulla è irrealtà di pensiero che viene proiettata fuori di noi dentro la realtà di inesistenza suggerita dallo spazio vuoto. Ma può essere pensato un ‘nulla’ differente: la creazione di una realtà di immagine esistente come pensiero umano, tanto più potente quanto maggiore è il vuoto fisico e psichico percepito cui si oppone. Quell’immagine di potersi oppore alla confusione trova il suono della voce che pronuncia la parola ‘nulla’ per sfuggire alla impotenza del pensiero quando non deriva dalla affettività indispensabile alla ricerca.

Traccerò una crocetta sopra un simbolo, farò ‘nulla’ delle ragioni di una inutilità di quel gesto dopo che le cose da troppi anni vanno come vanno, e sarà come in un giorno di molti anni fa quando le presi la mano ed ebbi l’impressione che ‘nulla’ più esistesse  ma non fui preso dall’angoscia.

(*) la foto del presente articolo : Tina Modotti, Ragazza messicana, 1929. (diritti: Letizia Argenteri, Tina Modotti. Between Art and Revolution, Yale University Press, 2005)

 

 


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