la macchina del sonno fa dubitare della norma

25 Settembre 2020 Lascia il tuo commento

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no, no, no

(collezione privata)

 

Il pensiero si esercita senza posa sulle cose e le cambia. I sogni chiariscono bene le proprietà mutagene della macchina del sonno che agisce in un soffio e dopo niente resta uguale e la mattina è tutto uno svanire.

 

La coscienza si esercita su quella polvere, al più al più disobbediente. La disobbedienza non sai quanto deve durare per diventare rivoluzione: cioè quando è che ti ha cambiato al punto che non puoi più essere ricondotto a prima.

 

I poeti, scontenti, illustrano il panorama intermedio di quella insistenza perdurante a dire:

 

“..no no noooo!”

 

prima che diventi stucchevole. Scontenti, scandiscono, col volto inclinato in segno di disaccordo con tutto, un tempo rimasto bloccato nell’unica azione possibile: l’elusione.

 

Perché sembra che meglio non si possa fare che agitarsi con amanti al fianco.

 

Nascono righe di scritto, in versi, a proposito di deserto e di esilio.

 

Slacciato il braccio dal gigolò di turno cercavamo (c’ero anch’io…) i nostri simili: come se quella indagine, su un altro eventualmente affine, si potesse risolvere nel far risuonare più d’una volta, a piacimento, la conclusione di singole parole sovrapposte: una rima per volta. 

 

Per fortuna che il pensiero non pensato, traversando mille contraddizioni ritenute insanabili, cambiava tutto sotto i nostri occhi che niente vedevano. 

 

Per la complicazione che ogni volta porti, anche dopo che la notte si ritira, l’azione della macchina non si arresta e genera sogni di noi in stato di veglia. Alla luce dei quali vedo bene che il mondo è uguale a prima.

 

“… ma con lei”- dice il sogno- “è più abitabile…”


Poi non fu la poesia, fosti tu, a indurmi a dubitare della norma.


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