la geografia del deserto d’acque estinte

4 Dicembre 2019 1 Commento

L’esperienza dell’oggetto è tutt’uno con l’esperienza del tempo di tale esperienza. Disegna il mondo, a partire dai confini dell’anima che si impone.

“Non farti imporre lo spazio dal vuoto dei ‘loro’ cuori!”

Questo spreco energetico è specifico della caparbietà. Il perdurare nel sentimento soggettivo accresce smisuratamente il metabolismo della coscienza che mostra l’evidenza d’essere misera funzione di basso consumo.

La presenza necessaria con te è irragionevole abile spreco. È vacanza e prodigio. Dilapido in tuo onore l’intera eredità paterna. Il tempo che mi resta è esclusivamente di valore mondano.

Le durate prezzano l’irripetibile. L’azione dei baci accorda ogni misura.

(“Tu dammi mille baci, e quindi cento, poi dammene altri mille, e quindi cento, quindi mille continui, e quindi cento. E quando poi saranno mille e mille, nasconderemo il loro vero numero, che non getti il malocchio l’invidioso per un numero di baci così alto”.) Catullo disegnava la clessidra del desiderio, ogni bacio è un grano di tempo, la ripetizione misura quanto ci si consuma nell’altro e quanto con profitto ne approfittiamo…

Penso così mentre ti aspetto. Penso che ho serbato, di mia proprietà, la presenza che dura inconsolabile, l’opposizione non ripagata della resistenza, nessuna ricchezza in monete, i palmi delle mani liberi per bere.

Ma poi, il terremoto dell’appuntamento rispettato anche oggi come sempre, scuote i muri del tempo, sfarina gli intonaci delle stanze, mi avvolge di calcina mentre vieni al tavolo.

La geografia del deserto d’acque estinte (detto comunemente umidità del muro) accompagna la vita mentale alla percezione del tuo volto come immagine ‘quasi’ senza figura.

Infine solo distratta presenza. Tu sei, potrei dire, la consolazione del tempo che viene e non impone niente ma porta tutto sul carro del futuro che agilmente tira.


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1 commento

  • zoe says:

    W.Szymborska

    Al mio cuore, di domenica

    Ti ringrazio, cuore mio:
    non ciondoli, ti dai da fare
    senza lusinghe, senza premio,
    per innata diligenza.
    Hai settanta meriti al minuto.
    Ogni tua sistole
    è come spingere una barca
    in mare aperto
    per un viaggio intorno al mondo.
    Ti ringrazio cuore mio:
    volta per volta
    mi estrai dal tutto
    separata anche nel sonno.
    Badi che sognando non trapassi
    quel velo
    nel volo
    per cui non occorrono ali.
    Ti ringrazio cuore mio:
    mi sono svegliata di nuovo
    e benchè sia domenica,
    giorno di riposo,
    sotto le costole
    continua il solito viavai prefestivo.

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