La figura del sogno nel sonno, l’immagine senza figura nella vita vigile

26 Gennaio 2017 Lascia il tuo commento

26/01/2017

Se la memoria fallisce la successione degli eventi, il passato cambia. E se ci sarà stato un unico testimone la sua testimonianza cambierà in eterno la serie causale che porta a un presente che é effetto inalterabile di storie con significati opposti.

Ci accordiamo dunque per dare consistenza alla vita psichica che costruisce, con gli accordi tra le persone, le macchine della propria credibilità. Però le epidemie, le nascite, le unioni e le dimenticanze, le morti e le malattie, e ogni altra fatalità compresi gli amori inattesi creano aree di discontinuità. Ci volgiamo attorno smarriti a lungo.

Poi un giorno abbiamo l’impressione di illuminare alle nostre spalle con un’intuizione di un nuovo significato il faro di luce che improvvisa ci illumina. Il passato cambia sotto i nostri occhi che lo guardano e che cioè, con lo sguardo ne creano l’esistenza in quella forma e gettano su quel passato i raggi luminosi della sua giustificazione. E allora la luce del passato giustificato e perdonato ci benedice e ci perdona. Il figlio prodigo.

Noi ci voltiamo e vediamo la sorgente di luce che dunque all’improvviso, nell’atto che la percepiamo, comincia a esistere e illuminandoci ci legittima. Facciamo cioè una storia adatta a ogni presente per quanto inatteso o addirittura presunto impossibile. Le scoperte creano pensieri di estraneità, ma l’anomalia dell’amore e delle calamità rivela una forma di noi ugualmente plausibile, perdonata da pre(cedenti) giudizi.

Ho adesso un’idea di esseri umani differente, innocente, leggera: figure piane, forme derivate da grumi di acquarello che smuore su tela assorbente e lascia tracce non lineari, aree di materia sublime, segni del progresso di una espansione che inglobano il tempo nella irregolarità della disposizione del colore.

Le aree di pigmento che si dilatano lentamente in modi casuali accostate le une alle altre con margini sfrangiati ma inconfondibili timbri cromatici figurano un’idea di procedimenti indescrivibili. Il ricamo della tessitura di acquarello è vagamente, per esempio, la vicenda della pioggia inondata che si asciuga al sole sui campi.

L’esercizio di osservarne le disposizioni ci fa apprendere la formazione degli epiteli e delle masse degli organi, ci aiuta a rappresentare la diffusione di elementi molecolari sui substrati connettivi, e la stratificazione complessa di piani cellulari che costruiscono i parenchimi tridimensionali ci ricorda le terre dense di campi fertili che esplicano in ogni punto l’apice della propria funzione generativa.

La geologia è anatomia sugli acquarelli epiteliali. Montagna dell’anima l’encefalo ha il vertice di pensiero in ogni cellula della propria massa.

È in ogni fibra del cuore, rovente, la forza.

Coraggioso blu e paura nera sono sotto il diaframma.

Il rischio della cadute e la potenza del salto stanno nel bacino.

Il ricordo è figura del sogno nel sonno, e immagine senza figura nella veglia.

Si dice fantasia di sparizione quando il passato è ciò che non è più perché viene neutralizzato nella attività amorfa della biologia cerebrale. Interviene nella biologia di substrato la vitalità che è la funzione specifica della specie umana che consente di mantenere l’integrità dell’identità individuale durante le transizioni nelle quali il pensiero si ritira nei nidi biologici intracranici senza immagine né figura.

E poi rinasce come idea di possibilità ancora sconosciute.

Addormentarsi e svegliarsi, agli estremi di buio e luce, richiedono ogni volta tutta la vitalità che abbiamo a disposizione, perché su quelle frontiere si svolgono le due attività fondamentali per la vita del pensiero:

– fare le figure del sogno nel sonno che è dopo aver rinunciato alla coscienza per dormire;

– continuare a pensare durante il giorno quando è necessario rinunciare alla figura e restare svegli, per fare le immagini che ci salvano dal nichilismo della ripetizione coattiva.

Cosi andavano le cose nel gennaio del 2017, ad anno appena cominciato, noi già alle prese con un eterno passato che stentava a finire. Con la vitalità tra le mani: una massa di inchiostri e pennini dai quali, via via, disegnavo figurine stente. Per non morire. Per sorridere. Capivo (mi sembrava di capire) che bisogna accettare il ridicolo come forma di opposizione.

 


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