la felicità sa volersi

1 Gennaio 2020 Lascia il tuo commento

Lascio che il pensiero venga tessuto col filo di ferro che si svolge dal bozzolo dell’anno passato: e di tutta la vita.

È stata rituale la notte scorsa. Ma ogni liturgia di passaggio è fondante.

Farò dunque questa iniziazione a una vita cambiata. Al breve attimo che sorridi felice mentre dici che avevo ragione. Giusto in tempo, penso.

E traverso una soglia come un oceano. La vita individuale è, nel suo piccolo, un’epopea.

Torno piano verso questa mia casa. La amo oramai perché è identica ai primi insediamenti. Qua posso dormire nel tepore accogliente di una grotta.

La terra ruota infuriata, portata da forze che posso regredire a ignorare. Ruota tanto infuriata che, con la vecchia pelle di cervo che mi copre, posso sentire benissimo il fragore che fa.

La casa è nascosta tra gli alberi. E questi alberi primitivi fanno buio sui rumori. E svelano, nel sogno della rotazione fragorosa, l’origine dell’universo.

Questo bosco domestico è dunque un fondale nel quale la casa ed io siamo immersi: è dove mi si svela il tessuto fragile della felicità. 

La felicità, peraltro, sa riconoscersi. Sa volersi contro ogni ragione. La felicità è felice di non lasciarsi irridere dai critici. Si libra sopra i sui superflui fondamenti: e così se ne libera. 

Guardo stormire le lingue di fuoco dei cipressi. Si flettono piano. La felicità anche lei si flette. Prima c’era e poi scompare. Poi torna. Poi di nuovo va via.

La felicità è il modo corretto di una relazione, tutti lo sanno. Bisogna dedicarle la vita intera: nessuno lo dice. D’altra parte: che ce ne facciamo di una vita senza di lei?

Io ultimamente mi occupo solo di trovare la formula finale della dedica. Ci vorrà quello che ci vorrà. Solo le parole esatte ridurranno il dolore.

Fai conto la felicità sia la mia ragazza: dovrò pur imparare a dire le poche cose adeguate a tenerla vicina. Mica è scontato l’amore. Protestare ‘ti amo!!’ non basta.

Perché possa vivere di lei in me devo evitare infezioni che si prendono in rapporti con frammenti malati di proposizioni affrettate, o ignoranti.

Devo imparare a parlare delle poche cose che ho. Una casa. Questo bosco. Il silenzio.

E la furia del mondo, che gira, impaziente, nel cielo.


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‘autobiografie’
auguri

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