la città dell’amore

28 Febbraio 2011 Lascia il tuo commento

lunedì, 28 febbraio 2011

https://claudiobadii.altervista.org/wp-content/uploads/2011/02/frida.jpg

La città dell’amore

“Non sono riuscita ad evitare ne’ la compassione ne’ la cattiveria” (Il letto di Frida – Slavenka Drakiulic. Pag. 12) perché è l’ingombro – desiderabile o sguaiato – dei corpi a scatenare la metafisica. Sembra. Il disegno di partenza è sempre’ coraggio progetto urbanistico e sogno.

Anche se a volte il pensiero creativo è il mondo visto da un letto volante sopra un prato di margherite che circondano i palazzi di una città possibile. La città possibile, è un pensiero di cui mi servo, è un amore di molti piani, il progetto di una volontà spavalda e inquieta.

Il letto dipinto da Frida Khalo- che a sei anni era stata colpita dalla polio e da allora aveva capito il peso del corpo – è un atto di totale eroismo. E’ un letto volante e da lassù qualcosa si intravede del pensiero annoiato della brava gente.

I palazzi, nel pensiero di cui mi servo, sono sbuffi ribelli, accordi, complicità, impazienze, dolore puro senza conseguenze, sensibilità incorruttibile. Fanno una città – tutta distesa sull’orizzonte – che alla fondazione fu nominata “il Mondo in Arrivo”.

Ci sono cinque palazzi, nel disegno: un sesto è rimasto fuori dall’inquadratura. Ogni costruzione ha un diverso numero di piani. E scale. Ogni piano di ogni palazzo ha una regina. Frida Khalo a diciotto anni fu di nuovo regina quando il suo corpo acquistò la densità del dolore.

Da allora il ponte di comando della sua esistenza fu un letto volante. Fu una ragazza che comanda a schiere di margherite. Il suo fu un percorso di brace ardente. Solo nella potenza del pensiero conservò la leggerezza dei passi. In certe poesie al suo Diego.

Nel mio pensiero – che non occupa volume di spazio – vale essere condottiero, che indossi una divisa gloriosa, abbia perduto la memoria e cavalchi letti senza peso con l’imponenza di un generale. Un uomo immobile, una nuvola di fumo sopra un ingombrante apparecchiatura orientale.

L’astrazione consente al pensiero azzardi, mappe, scontri, ritardi, amori, vento. Ma dov’è la soluzione che consenta l’inizio della storia? A quale piano di quale palazzo della città dell’amore si nascondono i semi per seminare il riso provvidenziale?

Compassione e cattiveria sono malaria. Per attaccarla serve un vettore. Ma è nell’uomo che il ciclo si completa. Che succede quando l’affetto si lega alla natura astratta del pensiero? Non è lo stesso un letto volante o una città. Non è destino, forse, la svolta.

https://claudiobadii.altervista.org/wp-content/uploads/2011/02/la-citt%C3%A0-dellamore2.jpg


ripetitori
cacao amaro

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.