la bellezza di tutte le cose

la bellezza di tutte le cose

Imparando ad accordarmi ai tempi dilatati e ai ritardi sguscio fuori adesso mani sul corpo della notte. Per apprendere il tempo e il pensare mi sarà indispensabile ogni notte essere in te tutto ami interrogativi.

So per certo non si procede mai a prescindere. Le arene sono scenografie plausibili per la messa in scena del nostro furore. Accanto sulla frontiera. Solo laggiù ci sono corde verticali di acciaio fino al cielo. Differenti solo le rispettive inclinazioni alla cima.

Ma prima, dunque stanotte, era il circo. Tendone tricuspide. Cattedrale che allo sguardo di un ragazzino -si sa che si può esserlo fino alla mezzanotte- è davvero enorme. Non dico proprio fino al cielo: al cielo meno un palmo.

Facciamo il circo. E le labbra che cantano. Facciamo ossessione come si deve. Altro non si potrebbe. Diciamo quanto pensato. Dall’astratto cubista delle tastiere, al segno scritto. Dalla pressione delle dita, allo schermo in alta definizione.

Pensiamo e scriviamo quanto resta in silenzio qui ma lontano da qui potrà essere gridato perché avrà scatenato nella mente una passione. “Ho raccolto le parole traccia del tuo furore di miele e mandorle amare, ho immaginato il circo di desiderio.”

In una notte come dio volle, all’inizio, fu il circo. Tendoni, burle, contorsioni inedite, latrati penetranti. Enumerare il circo. Le cose del circo. Il cerchio, i nastri di seta scura, le grosse scarpe per fingere l’impaccio. La curva viola dei toni alti. Una platea di occhi sgranati.

Sull’arena in un mondo di segatura le orbite al galoppo. Le mani sulla pelle degli elefanti. Le acrobate seminude e annoiate. I bimbi accaldati. Niente e’ sul serio tutto e’ tragico. Lasciano il trapezio e si crepava di premuroso amore per quei cuori inavvicinabili.

Si misuravano le durate con le aritmie della sospensione nell’aria alta buia. Analogamente queste notti torna il fiato delle parole sull’universo nero. Trucioli di scrittura. Elementi di teatro. La vera natura della passione sono le lacrime dipinte per sfidare il ridicolo.

Si familiarizza con le inevitabili difficoltà. Di fronte alla nudità necessaria alle capriole smettemmo di credere. Per quel che ricordo la pista era il cielo stellato. In alto, sopra le nostre teste, infiammate di desideri, troneggiava l’assenza di dio.

Tacere tremando silenziosi accanto alla gabbia per capire i propri simili. Prima padroni di un tempo ellittico fatto di ore alla liquirizia. Poi il domatore entra tra i leoni e capisci che nella vita paghi dopo, certe volte. Il circo e’ felicita’ incolta e signorile.

Sarà possibile fare la bellezza di tutte le cose con le parole e la scrittura? Servendosi di un pensiero astratto?


sangue e miele
maratona

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