Istanze non meglio definibili

21 Dicembre 2016 Lascia il tuo commento

 

Musica: e gli echi delle ultime note di una banda sono ghirlande sulla prua. Ma una risata stridula sfugge dal mare di gente accorsa al varo. La miss in abito succinto abbandona la presa sulla grande bottiglia che vola fatalmente contro la murata di acciaio verniciato del bastimento e esplode in una miscela di aria vino e vetro. Quell’esplosione è una nuvola che vela lo splendore irreale della mente di un dio, ripristina la grandiosità del momento e fa dimenticare l’insulsaggine del vano ridere di un attimo prima. Intanto, dopo l’esplosione tra vetro e acciaio, la nave scivola inesorabilmente, la banda riprende a inondare di musica un mare di persone sul mare, tutti ruotando lo sguardo giù dove la poppa affossa il bacino di carenaggio, nel quale quasi affoga, dal quale alla fine rimbalza con successo. Musica trionfale nelle orecchie.

Non si tocca la figura del sogno. Dipinta con una successione di parole unica e irripetibile certo è che non ci sia mai stata una frase identica. Vedo ogni frase come immagine di identità specifica anatomica e funzionale delle “persone”: in stretta corrispondenza con la giurisdizione dei diritti inviolabili del soggetto.

Medico, munito della licenza all’esercizio della psicoterapia clinica, insieme agli altri non medici del gruppo, ascolto ogni parola detta da loro e da me stesso le tre ore complessive dedicate settimanalmente alla ricerca.

Aveva ragione chi affermò, primo tra tutti, che non c’è un inconscio di fronte ad una coscienza. La natura della realtà psichica è esclusivamente una natura “fisica” che favorisce promuove e realizza impreviste e innumerevoli forme espressive di sé.

Anche se il tempo della verbalizzazione si distende nello spazio bidimensionale della pagina scritta… noi da qua, appena defilati, cogliamo uno che scrive attimo per attimo e respira sulla pagina e guarda dove la punta del pennino sfiora il foglio e da quel preciso evento trae forza. E vediamo che quel contatto tra il metallo e la carta è una (non meglio definibile) “istanza” senza nome: è tempo e spazio fissati insieme a riassumere l’idea della “presenza”.

L’onda narrativa è, in questa circostanza, invisibile: perché la luce di aria e pensiero esplosa nel varo del sogno è di una bellezza accecante. La soluzione di un abbraccio di addio non ferma l’idea certa di ulteriori rapporti. Così, per il legame con la vita che la natura biologica della mente ci assicura, ti dico, un po’ sognante, che “noi” siamo “ciò” che non si risolverà mai del tutto anche ogni volta che sembrerà che tutto finisca.

Immagino che questo abbia a che fare con la vitalità…..


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